PRATO - Vertenza Acca, 80 imprenditori contro Sudd Cobas. Lettera al prefetto: “Rimuovere il blocco sindacale e liberare le merci”

Depositata dagli avvocati formale richiesta di convocazione urgente del tavolo per l'ordine e la sicurezza pubblica e l'adozione di provvedimenti immediati. Istanza anche al ministero dell'Economia: "Valutare l'impatto economico sull'assetto produttivo italiano". Il sindacato autonomo non ferma il presidio: sciopero a oltranza contro i licenziamenti
Nadia Tarantino
LIVE

Ottanta imprenditori, per la maggior parte cinesi titolari di pronto moda e tutti clienti dell’azienda di logistica Acca srl, hanno dato mandato agli avvocati, Tiziano Veltri e Filippo Becherini, di depositare una istanza urgente alla prefettura per la convocazione del tavolo per l’ordine e la sicurezza pubblica per l’adozione di provvedimenti, altrettanto urgenti, che facciano chiarezza sul destino delle loro merci. E’ la seconda richiesta dopo quella di ieri del sindaco di Carmignano, Prestanti. E’ l’ultima novità che irrompe nella vertenza sindacale che Sudd Cobas sta portando avanti da una settimana per protestare contro il centinaio di licenziamenti annunciato da Acca. Il picchetto davanti allo stabilimento di via Copernico a Seano, di fatto, ha bloccato la movimentazione delle merci stoccate: un numero indefinito di scatole piene principalmente di capi di abbigliamento. “Stiamo scioperando contro chi chiude per finta solo per liberarsi degli operai sindacalizzati”, ripete Sudd Cobas; “Vogliamo recuperare ciò che è nostro per organizzare spedizioni con altri vettori”, dicono gli imprenditori che martedì hanno provato con la forza ad entrare nel capannone della Acca con il tentativo che è sfociato in scontri, ferimenti e arresti.
E mentre il sindacato è impegnato non soltanto a presidiare le sedi della Acca (oltre a Seano, quella di Prato) ma anche a monitorare e nel caso, come è successo, a bloccare le attività di carico e scarico merci in mezzo alla strada contestando alla prefettura di non aver aperto un tavolo per affrontare il tema del lavoro abusivo su suolo pubblico, la parte imprenditoriale vuol risolvere quanto prima la questione perché “quella merce rischia di perdere il suo valore”.
Gli avvocati Veltri e Becherini hanno presentato l’istanza che ripercorre tutta la vicenda, dall’inizio a ora, spiegando che gli imprenditori non hanno rapporti diretti con la Acca ma sono solo titolari di contratti che prevedono il deposito e la logistica in via Copernico a Seano e che le merci attualmente lì stoccate e bloccate, sono capi di abbigliamento della collezione estiva in corso che devono arrivare ai clienti dei pronto moda entro metà luglio perché dopo sarebbe troppo tardi per essere esposta nelle vetrine e sui banchi. Gli imprenditori denunciano un ingente danno economico e il rischio di cause con i clienti che stanno aspettando di ricevere quanto concordato. La richiesta al prefetto è semplice: rimuovere il blocco.
L’istanza, inoltrata anche al questore, al ministro dell’Interno, Piantedosi, e al presidente del Consiglio dei ministri, Meloni, arriverà anche al ministero dell’Economia con una richiesta precisa: valutare l’impatto economico sull’assetto produttivo italiano che deriva dalla situazione in corso a Prato.
C’è attesa per capire se la prefettura darà corso alla richiesta dei legali o se, invece, fornirà la stessa risposta data a Sudd Cobas.
C’è dell’altro: la cordata di imprenditori ha anche chiesto agli avvocati che il tribunale intervenga e per questo è stato presentato un ricorso ‘ex articolo 700 del codice di procedura civile’ affinché in tempi urgenti si discuta e arrivi una decisione circa la possibilità di recuperare la merce stoccata alla Acca e consentire le operazioni di spedizione tramite altri vettori.

A riportare la vicenda sul binario da cui è partita, è Sudd Cobas: “Si parla troppo della merce bloccata dentro il magazzino e troppo poco dei cento operai che stanno perdendo il posto di lavoro e i diritti conquistati con il sangue. Prefettura e istituzioni non devono preoccuparsi della merce ferma, ma delle persone vittime di una scellerata operazione chiudi-e-riapri”. E quanto allo sciopero: “Se c’è sciopero in aeroporto, l’aereo non parte – dice Luca Toscano – se c’è sciopero in un’azienda di logistica e spedizioni, la merce resta ferma: è semplice. Si chiama diritto allo sciopero. E stiamo parlando di abbigliamento, non di medicinali: Acca non è un ospedale e fuori dai servizi pubblici essenziali, l’esercizio del diritto allo sciopero in Italia è libero e illimitato. L’emergenza non sono i pacchi da spedire. L’emergenza da risolvere sono le operazioni di carico che stanno venendo effettuate tutte le sere in mezzo alle strade dei macrolotti e le cento famiglie che rimaste senza lavoro. Mentre il lavoro viene affidato ad operai senza diritti”.  (nadia tarantino)

Articoli correlati

Qualcosa che sia per te.