PRATO - Detenuto della Dogaia torturato e violentato per quattro mesi dal compagno di cella: alla fine trova il coraggio di denunciare

Claudio Vannacci
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Per quattro mesi è stato sistematicamente torturato e violentato dal compagno di cella che lo ha sottoposto ad ogni tipo di vessazione fisica e psichica. Alla fine la vittima, un detenuto italiano di 46 anni, recluso nella seconda sezione del carcere pratese della Dogaia, ha trovato il coraggio di denunciare il suo aguzzino, un 39enne di nazionalità marocchina, in carcere per stupefacenti. Quest’ultimo è ora accusato dei reati di tortura, violenza sessuale e lesioni personali aggravati. Nei giorni scorsi la procura gli ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

La procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, ha ricostruito una vicenda di incredibile violenza, con il 46enne costretto a subire ogni tipo di umiliazione. Lunghissimo l’elenco delle vessazioni fatto dal procuratore, nel dare notizia dell’indagine. Il 46enne veniva sistematicamente svegliato la notte con il pretesto che russava ed era obbligato a rimanere sveglio; veniva picchiato abitualmente con schiaffi e con il manico di una scopa; in due occasioni il marocchino gli ha rovesciato sulla testa il bidone della spazzatura. Alle violenze fisiche si sono aggiunte poi quelle psichiche quando l’aguzzino ha bruciato le foto dei familiari della sua vittima, compresa quella del figlio, dicendogli che non poteva esserne il padre in quanto omosessuale. Il 46enne è stato poi costretto a comprare al compagno di cella del tabacco, prodotti alimentari e anche altri beni materiali (un paio di scarpe e un orologio marca Casio, che la vittima si faceva portare dai propri genitori). In un crescendo di violenza il malcapitato veniva minacciato dicendogli che “se avesse cambiato cella avrebbe trovato il modo di fargli male”. Ma il peggio doveva ancora venire con il marocchino che ha compiuto innumerevoli violenze sessuali: costringendolo a penetrarsi con un bastone della scopa, urinandogli addosso e così via con una serie di condotte che hanno provocato alla vittima lesioni personali diagnosticate come derivanti da “reiterata violenza sessuale”.

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