Il padre di Pinocchio, certo, ma anche un giornalista brillante, uno scrittore irriverente, un osservatore acuto della società e della politica del suo tempo. Racconta tutto questo la mostra ospitata a palazzo Corsini Suarez fino al 15 giugno con cui il Gabinetto Vieusseux omaggia Carlo Lorenzini o semplicemente Collodi, a duecento anni dalla nascita. Attraverso documenti originali, prime edizioni, giornali d’epoca, volumi rari e opere d’arte di Vinicio Berti, l’esposizione ricostruisce il percorso umano e letterario di Collodi, restituendo al pubblico il ritratto di un intellettuale profondamente legato alla Firenze dell’Ottocento, ben prima che il suo burattino di legno conquistasse i lettori di tutto il mondo. Un legame, quello tra Collodi e il Vieusseux, che comincia oltre vent’anni prima della pubblicazione di Pinocchio. Tra i documenti più significativi in mostra figura, infatti, la firma autografa di Carlo Lorenzini sul Libro dei Soci del Gabinetto Vieusseux, datata 30 giugno 1865. Ma la mostra è piena di perle preziose il «Giornale per i bambini» del 1881, in prestito dalla Fondazione Spadolini, sulle cui pagine Pinocchio fece la sua prima apparizione il 7 luglio di quell’anno. La storia del burattino venne pubblicata a puntate, tra interruzioni e riprese, fino al 25 gennaio 1883, prima di essere raccolta in volume e diventare uno dei maggiori successi editoriali della letteratura italiana. Volume portato via dalla furia dell’Arno nel 1966. Salva invece la prima edizione inglese di Pinocchio, del 1892.
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