Siena - Assemblea Mps, l’ora della verità

Redazione
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A tre giorni dall’assemblea dei soci che deciderà il futuro di Mps, è arrivato il momento di tirare le fila sull’esito del voto che vede contrapposte l’opas di Intesa e le due ops su Banco Bpm e Banca Generali con cui l’ad di Mps Luigi Lovaglio cerca di difendersi dall’attacco di Intesa e vuole completare la fusione con Mediobanca. La prima, del valore di 30,6 miliardi, prevede lo smembramento della banca più antica del mondo per venderne una parte – comprensiva di direzione e marchio – a Unipol che la unirà a Bper fondando un nuovo polo bancario, il Monte dei Paschi cancellando anche il nome della città del palio. Le seconde, 25,3 miliardi e 8,72 miliardi di valore, invece rafforzano la banca senese senza toccarne le radici e senza come lo definisce Lovaglio “spezzatino”, una sorta di terzo polo sienacentrico al contrario di quello che si formerebbe con Bper. I soci devono scegliere una delle due strade e Lovaglio ha bisogno di ottenere il via libera di almeno il 66,67% del capitale presente per far passare le due offerte di scambio. Siamo sul filo di lana. I grandi soci di Mps infatti, hanno dichiarato l’adesione all’opas di Intesa: Delfin, primo socio con il 17,5% e il gruppo Caltagirone, con il 13,5%, ma c’è anche Benetton (1,45%) e fondo Praude (0,72%). Pesa anche l’astensione del ministero del Tesoro (4,86%) e quella probabile di banco Bpm (3,%). Lovaglio invece può contare sulla famiglia Tortora (1,2%), su Giorgio Girondi (3%) e sulla Fondazione Mps (0,2%) che smentendo il suo presidente, giovedì scorso, ha deciso di stare dalla parte della città. La differenza la farà il mercato che ha oltre il 50% di Mps. L’altra incognita è l’antitrust a cui si sono rivolte le istituzioni toscane per cercare di salvare la loro banca ma è presto per capire se e come si muoverà sia rispetto all’opas di Intesa San Paolo che alle due ops di Mps.

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