Sulla transizione digitale la Toscana non parte da zero ma per accelerare la propensione all’innovazione digitale del sistema produttivo è necessario mettere in campo politiche integrate. E’ quanto emerge dal seminario che Irpet ha organizzato oggi a palazzo Strozzi Sacrati.
Partiamo dai dati. Solo il 3% delle imprese innovative toscane lavora con le università, il 3% con i Digital Innovation Hub, mentre il 36% preferisce pagare consulenti privati e il 54% sceglie di provvedere in autonomia. Il settore è in crescita: in dieci anni gli occupati digitali sono cresciuti del 74% ma il 24% dei laureati toscani in professioni digitali a cinque anni dalla laurea lavora in Lombardia, accentuando così le difficoltà delle imprese della regione a trovare questi profili. Ben il 68% delle posizioni ad alta competenza digitale risulta di difficile reperimento.
I dati diffusi da Irpet mostrano anche che gli incentivi pubblici sono efficaci se adeguatamente congegnati e integrati con servizi di accompagnamento di elevata qualità: un voucher per la digitalizzazione senza orientamento tecnologico genera 500 euro di produttività a lavoratore; lo stesso voucher abbinato a checkup aziendali, orientamento specializzato e supporto nella scelta dei fornitori vale 94 mila euro.
L’intervento regionale è fondamentale: la strategia S3 ha mobilitato quasi 275 milioni di cui il 41% destinato al digitale (112,9 milioni), con un moltiplicatore di 2,36. Significa che ogni euro pubblico ne attiva più di due di investimenti totali. Quindi dove la Toscana combina governance territoriale con priorità strategiche europee (digitale, energia, manifattura avanzata), l’ecosistema funziona e riesce a competere a livello internazionale.
Firenze - Transizione digitale, politiche integrate contro il ritardo
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