L’omicidio di Maati Moubakir ricostruito fotogramma per fotogramma, chiazza di sangue per chiazza di sangue. Una ricostruzione lungo i 400 metri a Campi Bisenzio che dividono via Verdi da via Tintori, la discoteca dalla fermata dell’autobus. La morte del diciassettenne di Certaldo, ucciso a coltellate il 29 dicembre 2024, è stata ripercorsa oggi nell’aula bunker di Firenze dove, davanti alla Corte d’assise, si celebra il processo ai cinque giovani tra i 19 e i 23 anni accusati di concorso in omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. E’ stato il comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri di Signa, Mauro Tacconelli, oggi in sede di controesame, a proseguire la ricostruzione cominciata la settimana scorsa. Una deposizione lunga e articolata con il supporto dei video delle telecamere di sicurezza installate lungo il percorso: immagini crude con la voce di Maati che supplica il branco di fermarsi, con Maati che pur già ferito alla schiena corre e riesce a salire sull’autobus numero 30 dove si crede salvo e invece trova uno degli aggressori che lo spinge fuori e lo uccide con un coltello mentre il mezzo riparte. Impassibili i cinque imputati, tutti in aula anche oggi. Il comandante del Radiomobile di Signa si sofferma anche sul conducente, denunciato per omissione di soccorso: la telecamera installata a bordo mostra un paio di giovani che si avvicinano; non c’è l’audio ma i gesti sono chiari e sono quelli di chi racconta che è appena successo qualcosa di grave.
Accenni di schermaglia con gli avvocati della difesa che vogliono capire se altre telecamere abbiano filmato l’aggressione, se ci siano altre inquadrature, se si può attribuire con certezza un nome ad ogni sagoma che viene ripresa sulla scena del delitto, e anche perché un giovane immortalato nelle immagini e poi ascoltato come persona informata sui fatti non sia stato indagato come gli altri.
Un omicidio, quello di Maati Moubakir, preceduto da un’aggressione divisa in tre fasi e raccontata nel dettaglio: almeno un coltello, una mannaia, uno svitabulloni e un paio di caschi da moto per picchiare il diciassettenne colpevole, secondo il branco, di aver preso parte a una discussione tra due gruppi rivali all’interno della discoteca.
Il padre di Maati non crede che il figlio sia rimasto coinvolto in un tafferuglio e si dice convinto dello scambio di persona: “Ho visto il video con un giovane che somiglia tanto a Maati – il commento – a lui voglio dire che è fortunato perché Maati gli ha salvato la vita”.
FIRENZE - OMICIDIO MAATI: IN AULA LA RICOSTRUZIONE
LIVE
2