Tra il 2011 e il 2025 la Toscana ha registrato una riduzione dei punti vendita del 15,6% ma allo stesso tempo è aumentata la superficie commerciale dell’8,6%. Dinamica che troviamo anche a livello nazionale con l’uscita di scena di oltre 103mila negozi ma l’innalzamento degli spazi commerciali del 7,4% che porta la media da circa 117 a 144,5 metri quadrati. I dati, frutto di uno studio di Confesercenti, testimoniano quanto il settore sia sottoposto a un processo di ristrutturazione, tra grandi punti vendita che si ridimensionano e piccoli che chiudono o in qualche caso si ampliano. Tutto a favore del formato medio. “Questi numeri ci dicono che il commercio fisico non sta semplicemente ‘diminuendo’: si sta riorganizzando – commenta Nico Gronchi, presidente Confesercenti – Parafrasando il linguaggio politico, la guerra dei formati si potrebbe riassumere così: perdono destra e sinistra e vince il centro. I punti vendita medi crescono, ma arretrano gli estremi: micro e piccoli formati scompaiono e le maxi-superfici si ridimensionano. La riorganizzazione, però, ha un costo, e le vittime sono i piccoli esercizi indipendenti, quelli che per dimensione garantivano specializzazioni – giocattoli, ferramenta, alimentare di vicinato – e che costituiscono un punto di riferimento per la comunità”. Anche in Toscana il saldo è negativo con oltre 8mila attività chiuse in 10 anni e 1,3 milioni di toscani che hanno perso l’accesso ai servizi di base con la chiusura delle botteghe, soprattutto di paese. Tutto a vantaggio della grande distribuzione che a livello nazionale sale del 4% e dell’online che cresce di quasi il 12%. Confesercenti non si limita all’analisi, mette sul piatto anche tre proposte per fermare questa emorragia di bandoni abbassati e accompagnare la riorganizzazione. “Servono politiche che tengano insieme due obiettivi: fermare la desertificazione e accompagnare la crescita e l’evoluzione di chi può investire e innovare. La rigenerazione urbana è il punto d’incontro. Occorre riportare funzioni nei quartieri, rendere accessibili e attrattive le vie, fornendo strumenti concreti per le imprese: incentivi agli investimenti, accesso al credito, semplificazioni, sostegno alle nuove aperture e ai passaggi generazionali. Senza un progetto di rigenerazione, la trasformazione del commercio rischia di diventare soltanto una selezione che lascia indietro intere comunità”.
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