La Toscana è la regione d’Italia più penalizzata sul fronte export dalla guerra scoppiata sabato in Medio Oriente con la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz. Lo rivela un’indagine nazionale di Confartigianato Imprese. Missili e droni colpiscono un’area strategica per l’economia italiana sia per le forniture energetiche che per le vendite di prodotti made in Italy. Significa impennata dei costi e riduzione dei ricavi. Una dinamica pericolosa che nella nostra regione potrebbe assumere marcature maggiori. Nei primi nove mesi del 2025 le imprese italiane hanno esportato in queste zone di guerra quasi 28 milioni di euro di prodotti manifatturieri, pari al 4,6% dell’export manifatturiero totale e all’1,28% del PIL. La percentuale toscana è più del doppio: sfiora il 3% del Pil regionale e vale oltre 4 milioni di euro. Seguono Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. Su base annua le esportazioni toscane in Medio Oriente salgono del 24,2%, quelle lombarde quasi del 10%, quelle dell’Emilia-Romagna e del Veneto aumentano di circa il 4%. Un primato che può essere spiegato guardando quali prodotti vengono richieste da queste zone. Oltre ai macchinari, il manifatturiero – gioielli, metalli preziosi e pietre lavorate in primis – fa la parte del leone. Settori in cui la Toscana ha un ruolo di primo piano. Basti pensare al distretto dell’oro di Arezzo. A livello nazionale, ma la Toscana è su questa falsa riga, il 2025 vede come primo mercato del Medio Oriente gli Emirati Arabi Uniti, che vale oltre 9.000 milioni di euro di esportazioni, seguito da Arabia Saudita con quasi 6,5 milioni di euro. Crescono anche il Kuwait e il Libano. Questo il 2025, il 2026 è tutto da scrivere e al momento le pagine sono colorate di nero.
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