Anche nel primo trimestre 2026 l’export fiorentino continua a essere secondo in Italia per valore, quasi non scalfito dal conflitto mediorientale. Ma è sempre il farmaceutico il fattore chiave del successo. I dati sono stati diffusi oggi dalla Camera di Commercio. Il valore esportato del trimestre raggiunge gli 8,1 miliardi di euro, con una crescita tendenziale del +12,9% rispetto ai 7,2 miliardi dello stesso periodo del 2025. Come nei trimestri precedenti, il comparto farmaceutico distorce il risultato finale. Con 4,4 miliardi di euro esportati nel solo trimestre, il settore rappresenta il 53,8% del totale, in ulteriore crescita rispetto alla quota del 49% rilevata al I trimestre 2025. Se togliamo il farmaceutico l’export fiorentino ammonterebbe a 3,7 miliardi di euro con una crescita di appena il 2,0% che diventa negativa sul dato annualizzato. Una novità però c’è. I settori
tradizionali del sistema moda mostrano segnali più incoraggianti rispetto a biennio nerissimo appena trascorso. Pelletteria, abbigliamento e calzature invertono tutti il segno rispetto all’anno precedente, registrando variazioni positive sul dato singolo: pelletteria +19,1% (per un valore di 832 milioni di euro), abbigliamento +17,9% (485milioni) e calzature +17,6% (369milioni); la maglieria segna addirittura +22,3%. Tutto sembra legato alla domanda di beni di lusso dal mercato statunitense (che rimane il principale mercato di riferimento anche per il sistema moda fiorentino) ha tenuto meglio del previsto nonostante i dazi: in primo luogo perché le imprese hanno assorbito parte del costo aggiuntivo sui margini per non perdere
quote di mercato; in secondo luogo il posizionamento di fascia alta dei prodotti fiorentini garantisce una minore elasticità al prezzo. La meccanica strumentale mostra invece un’inversione rispetto alla tenuta del 2025: le macchine di impiego generale segnano -6,3% sul dato singolo (560 milioni di euro) dopo il +17,0% dell’anno precedente. Le altre macchine per impieghi speciali crescono solo del +3,8%. Sul dato annualizzato
il calo è più contenuto (-3,6% per le macchine di impiego generale), ma segnala comunque un rallentamento del ciclo di investimento internazionale, probabilmente connesso all’incertezza geopolitica (considerando la rilevanza della direttrice mediorientale per alcuni macchinari) e all’attesa delle decisioni di politica monetaria; in altre parole per la meccanica si dovrebbe trattare di una battuta d’arresto fisiologica.
Firenze - Export I trimestre 2026 a traino farmaceutico e ripresa moda
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