Prato, Pistoia, sesto fiorentino… tre piazze per un totale di quasi 350mila abitanti che a Maggio rinnoveranno il proprio sindaco, e su cui il centrosinistra tenta ancora di trovare la quadra. A Pistoia con le primarie di domenica, a Prato con la delicata situazione nel partito, a Sesto con un campo largo diviso.
Sul dibattito è entrato oggi anche il presidente della Toscana Giani, che dai microfoni di Controradio ha detto la propria. Intanto sposando il metodo primarie a Pistoia, ed etichettando la candidata della destra (l’attuale sindaca reggente Celesti) come “funzionale” all’ex sindaco “ma non in grado di esercitare un proprio carisma, una propria personalità”.
Good vibes dice Giani su Pistoia, mentre su Sesto (sua città di residenza e suo circolo dem di riferimento) esprime il massimo delle sue capacità dialettiche, la summa del gianismo, direbbe qualcuno. Si perché in quella piazza il presidente ha appoggiato fin da subito Damiano Sforzi, candidato esterno al PD ma avvallato dalla segreteria locale, senza passaggio dalle primarie (visto che c’era almeno un’altra personalità, la sindaca reggente Claudia Pecchioli, che poteva ambire alla candidatura). Ma con Sforzi il campo largo si è frammentato: a sinistra Ecolò correrà da sola, mentre al centro i riformisti punteranno su Alessandro Martini. Per l’appunto, l’uomo che Giani aveva messo nella sua lista civica alle elezioni regionali. Corto circuito? Macché, spiega il Presidente: “La maggioranza che sostiene Damiano Sforzi è talmente larga – dice – che può essere fisiologico che una componente come quella dei riformisti possa sviluppare la sua lista. “In ogni caso – assicura – cercherò sempre il dialogo con il ‘nostro’ Martini perché sicuramente anche lui potrà svolgere un ruolo molto costruttivo e positivo”. E pratica chiusa.
Infine il capitolo Prato, dove Giani si fa più netto, e il pugno di ferro nel guanto di velluto si fa sentire di più: “se è disponibile una figura come quella di Biffoni” dice, e “se riesce a sviluppare una dialettica, un’attenzione, un rapporto con tutte le forze politiche del campo largo può essere la figura più legittimata a governare e far uscire Prato un po’ dalla situazione di crisi”. Ma poi affonda: “L’importante è che si crei un rapporto di un Biffoni che non sia il leader che fa e dispone senza consultazioni”, ma che “si rapporti bene alle forze della società politica e civile che lo esprimono.” Un riferimento non troppo velato al dialogo da ritrovare con Cristina Manetti e Marco Furfaro, e magari un invito a cedere alle richieste di posti in giunta avanzati da quello o quell’altro protagonista del centrosinistra in città. Esattamente ciò che nelle ultime settimane ha freddato l’ipotesi del Biffoni ter, perché lui – con le sue 22mila preferenze alle regionali – difficilmente accetterà una linea dettata da altri, da chi di fatto gli ha chiesto di correre in un contesto politicamente difficile dopo il commissariamento di un anno e mezzo fa.
TOSCANA - COMUNALI: IL PUNTO DI GIANI SU SESTO, PRATO E PISTOIA
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