Debole ma non in recessione, fragile rispetto alle incertezze internazionali ma resiliente, incapace di trattenere una quota adeguata di valore aggiunto prodotto ma con un mercato del lavoro ancora in crescita. L’economia toscana disegnata dal rapporto annuale Irpet presentato oggi in Regione è un equilibrio in chiaroscuro. Il Pil manterrà segno positivo con un +0,5% stimato sia per il 2026 che per il 2027. Risultano positivi anche i dati su occupazione (+1,8% nel 2025 e +1,1% nel 1/o trimestre 2026), export (+12,6% al netto di metalli preziosi e raffinazione), presenze turistiche (+3,8% nel 2025). A testimoniare le debolezze c’è la sofferenza della manifattura (-0,6% la produzione nel primo trimestre 2026), dove soffre il sistema moda. Per Irpet la criticità principale non riguarda soltanto il numero delle imprese o la specializzazione in settori maturi, ma il posizionamento lungo le filiere, col rischio di una ‘deindustrializzazione funzionale’, ossia perdere progressivamente il controllo delle funzioni che generano più valore aggiunto. Con termini più gentili e smussando gli aspetti più negativi del rapporto della Banca d’Italia presentato un mese fa, Irpet arriva alle stesse conclusioni: nella ripresa della produzione manifatturiera la Toscana è più indietro della media italiana e delle regioni del nord e ha bisogno di una scossa per trasformare la tenuta in rilancio. Per i sindacati il rapporto conferma i motivi che venerdì scorso li hanno portati allo sciopero dell’industria. E a proposito, come promesso il giorno dello sciopero, il presidente della Regione Eugenio Giani incontrerà categorie economiche e sociali già la prossima settimana per trovare soluzioni alla crisi dell’industria regionale, ma con un pizzico di stizza avverte: “mi diano delle indicazioni molto concrete per poter sostenere, attraverso le politiche attive della Regione, coloro che hanno voglia di investire”.
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