A meno di due mesi dal voto per le amministrative i due principali schieramenti ancora non hanno ufficializzato il nome del proprio candidato con Matteo Biffoni che sembra in pole position per il campo largo e Rita Pieri che, al momento, appare la più probabile per il centrodestra, anche se nella coalizione ancora non ha fatto un passo indietro Claudiu Stanasel, mentre negli ultimi giorni è emerso il nome del magistrato Antonio Sangermano.
Intanto, però, c’è chi ha già ufficializzato la propria corsa alla poltrona di sindaco: è Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia: “Il 24 maggio sarò candidato a sindaco di Prato – annuncia con un videomessaggio -, l’assemblea nazionale del Popolo della Famiglia me lo ha chiesto e io ho accettato. Siamo reduci da una battaglia politica difficilissima combattuta in Veneto proprio, chiusa portando il Popolo della Famiglia oltre il 5% alle suppletive per la Camera dei Deputati. Il 24 maggio si vota per le amministrative: 12 delle 18 principali città italiane sono governate dal Pd, di queste l’unica che va alle urne è Prato. Ci va perché il sindaco del Pd Ilaria Bugetti si è dovuta dimettere in quanto indagata in una pesantissima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, accusata di essere stata corrotta da un importante imprenditore massone già arrestato e condannato per lo stesso reato in un’altra inchiesta”.
“Il Popolo della Famiglia – prosegue Adinolfi – si candida a Prato per chiedere in particolare ai cattolici di uscire dalle catacombe e venire in battaglia con noi per dare con il voto l’occasione di una catarsi per una città corrotta, attraversata da pulsioni mafiose che non sono quelle solo della vicenda Bugetti ma intersecano l’intero tessuto sociale. Proporremo alla città un percorso di rinascita morale contro ogni consorteria e massoneria a partire dalle 70 parrocchie della città, con un programma preciso che illustreremo ai pratesi l’11 aprile prossimo all’Art Museum alle 11. Obiettivo politico del Popolo della Famiglia è raccogliere una percentuale determinante dei voti e togliere l’amministrazione di Prato a una sinistra che dopo questo fatti deve stare ferma almeno un giro e rendere caso nazionale il più importante capoluogo toscano che va al voto: un laboratorio politico che evidenzi (come è già accaduto in Veneto) la fine della diaspora dei cattolici e il rafforzarsi di un soggetto politico di ispirazione cristiana determinante per la costruzione di un’area di governo alternativa al Pd”.