CALENZANO (FI) - Strage deposito Eni Calenzano, l’accusa dei periti: “Episodio prevedibile e prevenibile”

I quattro esperti incaricati dal tribunale di Prato hanno evidenziato nella loro perizia numerosi profili di criticità, in particolare perché i lavori di manutenzione non avrebbero dovuto essere autorizzati a impianti aperti
Claudio Vannacci
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La strage al deposito Eni di Calenzano, dove il 9 dicembre 2024 persero la vita nell’esplosione cinque operai, era “prevedibile” e “prevenibile” e non fu un evento fortuito. Sono queste le conclusioni dei periti incaricati dal tribunale di Prato. I quattro professori e ingegneri, Almerinda Di Benedetto, Mara Lombardi, Fabio Dattilo e Mario Vinardi, nel documento di 277 pagine scrivono che “il sistema di sicurezza del deposito, pur formalmente strutturato, non ha dimostrato la capacità di intercettare uno scenario di rischio noto, interferenziale e prevedibile, consentendo la concretizzazione dell’evento”. I “profili di criticità – proseguono – non appaiono riconducibili a un singolo fattore isolato, bensì a un fallimento sistemico”.    All’origine dell’esplosione vi fu una fuoriuscita di carburante da un giunto in manutenzione, mentre erano in corso le operazioni di carico delle autobotti. Anche i rischi connessi alle due attività in contemporanea, osservano gli esperti, sono stati trattati in modo generico. La perizia ipotizza quindi una “carenza strutturale del sistema di prevenzione”. Questo perché, sempre secondo i periti, i lavori di manutenzione non avrebbero dovuto essere autorizzati a impianti aperti.

L’esito della perizia dovrà adesso essere discussa davanti al gip che ha disposto l’incidente probatorio. La procura di Prato ha iscritto sul registro degli indagati 10 persone, con le accuse di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose.

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