Incendiarono l’auto del rivale parcheggiata davanti all’hotel Wall Art in viale della Repubblica e accanto alla carcassa in fiamme fecero trovare una cassa da morto con la sua foto. Una minaccia chiarissima quella nei confronti di un imprenditore, titolare di una pelletteria a Campi Bisenzio, già coinvolto in un’inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione. E, a scatenare quel gesto, culmine di un regolamento di conti in corso da tempo, fu proprio il controllo della prostituzione. Era il primo ottobre 2024. In questi giorni sono arrivate le prime condanne. Tre imputati hanno scelto di chiudere la partita davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Costanza Chiantini.
Al termine del rito abbreviato, 5 anni e 8 mesi di reclusione a Domenico Gagliardi, accusato di tentata estorsione, attualmente rinchiuso in carcere, difeso dall’avvocato Alessandro Fantappiè; patteggiamento per Chen Hui, vittima del fatto, e per Fan Chunli, rispettivamente a 3 anni e 8 mesi e a 2 anni e 8 mesi per sfruttamento della prostituzione, entrambi ai domiciliari ed entrambi difesi dall’avvocato Tiziano Veltri.
I tre furono arrestati insieme ad altri due cinesi e ad un pakistano dopo le indagini della polizia che, coordinata dalla procura, ricostruì il movente dell’intimidazione facendo emergere un giro di prostituzione sul cui controllo gruppi rivali avevano ingaggiato una guerra. In particolare, gli investigatori ricostruirono che la bara portata davanti all’hotel e l’incendio dell’auto furono un avvertimento nei confronti dell’imprenditore per “costringerlo a far fronte ad un vecchio debito ricollegabile alla pregressa attività di sfruttamento della prostituzione e a far cessare l’attività dentro l’hotel”. Sul registro delle notizie di reato finirono in dieci (per sei scattò l’arresto) accusati a vario titolo di tentata estorsione, incendio, danneggiamento e sfruttamento della prostituzione.
PRATO - Bara davanti all’hotel nella guerra per il controllo della prostituzione: prime condanne
Una cassa da morto lasciata davanti al Wall Art in viale della Repubblica per minacciare un imprenditore già coinvolto in una inchiesta sullo sfruttamento delle prostitute. Il fatto risale al primo ottobre 2024. Sei persone finirono agli arresti
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