E’ accusato di essere il punto di riferimento della criminalità cinese per il commercio di armi clandestine il cinese di 32 anni arrestato dalla Squadra Mobile la mattina di sabato scorso 21 marzo. I poliziotti, dopo averlo pedinato per almeno due ore, lo hanno bloccato in un terratetto di via Curtatone, ritenuta essere la base dove venivano trattate appunto le armi clandestine. Sull’uomo pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della procura. Lo stesso cinese era peraltro da tempo attivamente ricercato in seguito al tentato omicidio e alla rapina commessi il 19 aprile dello scorso anno ai danni di un 47enne cinese, ferito all’interno di una villa di via del Seminario, usata come affittacamere, e poi abbandonato sanguinante nella vicina via Gaetano Meucci. In quell’occasione le indagini consentirono di accertare che il ferimento era avvenuto proprio all’interno della camera che risultava essere in uso al 32enne, che avrebbe fornito l’arma allo sparatore, ancora ricercato dalla polizia. Anche il 47enne vittima del tentato omicidio poi era stato arrestato in quanto destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalla Spagna.
Il cinese finito in manette, come spiegato dal procuratore Luca Tescaroli, sarebbe un pezzo grosso nell’ambito della criminalità orientale attiva a Prato. Il suo nome è legato a quello del boss Bobo Jiang, il criminale che evase in maniera rocambolesca dagli uffici della questura l’11 luglio 2025 per poi essere arrestato a Barcellona il 1 settembre seguente. Proprio ieri, tra l’altro, Bobo Jiang è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione per reati che vanno dalla detenzione di sostanza stupefacente, alla resistenza e lesioni passando per detenzione e ricettazione di armi. Su di lui pende inoltre un secondo procedimento penale per traffico di stupefacenti ed evasione.
Tornando all’operazione di sabato, i poliziotti hanno recuperato tre armi clandestine all’interno del terratetto di via Curtatone: si tratta di una pistola con fattezze e dimensioni di una penna e quindi facilmente occultabile, pronta a sparare visto che aveva in canna una cartuccia con ogiva incisa a croce, in modo da rendere più letale la ferita; di un’arma a salve priva di molla e di una seconda arma tattica anche questa a forma di penna ma più grande della precedente.