Il piano di rilancio di Gucci e degli altri marchi del lusso del gruppo Kering, presentato la scorsa settimana a Firenze dall’amministratore delegato del gruppo francese Luca De Meo, preoccupa i sindacati intanto perché non sono stati coinvolti in alcuna maniera nella due giorni fiorentina e poi perché niente è stato detto sui risvolti occupazionali che il progetto quadriennale di rilancio potrebbe comportare. La messa a terra non è chiara. Un aspetto non secondario per Scandicci e il suo distretto che copre circa la metà dei volumi prodotti dal gruppo Kering. E’ qui infatti che hanno sede le produzioni di Gucci, Ysl, Balenciaga e Alexander McQueen, ma anche gli uffici della Kering Italia per un totale di circa 2.500 dipendenti a cui va aggiunta la filiera. Il motto della strategia ReconKering “più valore che volumi”, abbinato alla volontà di ridurre la sovraesposizione del marchio Gucci che copre il 40% del totale dei ricavi di tutto il gruppo, di chiudere centinaia di negozi in tutto il mondo di cui 100 solo quest’anno, e di alleggerire del 20% il magazzino di Gucci, appare come una nuvola nera all’orizzonte dei lavoratori. La pioggia è già arrivata su Alexander McQueen con 54 esuberi su 181 di cui 15 dello stabilimento di Scandicci. Cosa è previsto per gli altri marchi? Gucci ha chiuso il primo trimestre 2026 con un miliardo e 347milioni di ricavi, il 14% in meno del 2025. Tutto il gruppo dal 2022 al 2025 è passato da 20 a 14,7 miliardi di ricavi. Numeri pesanti che richiedono chiarezza sulle conseguenze. Per questo Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec chiedono un incontro immediato a De Meo.
Scandicci (FI) - Rilancio Kering, i sindacati chiedono incontro con ad De Meo
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