A meno di un anno dall’arresto, si è aperto, davanti alla Corte d’assise di Firenze, il processo a carico di Giuseppe Blandino, il 43enne della provincia di Pistoia accusato di aver ucciso il padre, Salvatore, pensionato di 70 anni, e aver sotterrato il cadavere in un campo. L’uomo, difeso dall’avvocato Enrico Giuntini, è comparso in aula per rispondere della pesantissima accusa per la quale rischia l’ergastolo: omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela e dai futili motivi, a cui si aggiungono la soppressione di cadavere e l’utilizzo indebito della carta prepagata della vittima. Aggravanti che, al momento, hanno segnato l’impossibilità per l’imputato di accedere al rito abbreviato: la prima istanza era stata già rigettata dal giudice delle indagini preliminari e lo stesso ha fatto la Corte d’Assise a cui la difesa ha chiesto di bilanciare le aggravanti con le attenuanti della provocazione e dell’accumulo, vale a dire considerare l’omicidio come il gesto commesso al culmine di una situazione pregressa infine esplosa.
L’omicidio, confessato dall’imputato, risale al 22 giugno 2025, quando si persero le tracce di Salvatore Blandino, residente in via della Repubblica, pieno centro di Quarrata. Una sparizione che aveva subito destato sospetti in una delle sorelle della vittima che da un giorno all’altro, senza motivo, aveva smesso di ricevere telefonate e messaggi. Le indagini dei carabinieri arrivarono alla svolta un mese dopo, il 21 luglio, quando il cadavere fu trovato seppellito in una buca profonda circa un metro, scavata in un campo alla Ferruccia di Agliana, non distante da dove il figlio lavorava come fabbro. Giuseppe Blandino ha ammesso le proprie responsabilità ma ha negato di aver ucciso il padre volontariamente; Giuseppe Blandino avrebbe parlato di una lite degenerata in una colluttazione ma l’autopsia, sul corpo del pensionato, rintracciò anche ferite da arma da taglio una delle quali, alla gola, mortale.
Il processo sarà brevissimo: la Corte d’assise ha fissato tre date, l’ultima delle quali, a fine novembre, sarà quella della sentenza. Pubblico ministero e difesa, infatti, hanno dato il consenso ad acquisire tutti gli atti, comprese le ultime analisi del Ris di Roma sulle tracce di sangue ritrovate sia nell’abitazione di Salvatore Blandino che sul furgone usato dal figlio per trasportare il cadavere. Non sfileranno dunque i testimoni e, nella pratica, il processo si celebrerà come fosse un rito abbreviato. Un processo sulle carte, insomma, con lo sconto di pena nel caso dovessero venir meno le aggravanti.
FIRENZE - UCCISE IL PADRE: APERTO IL PROCESSO, PRESTO LA SENTENZA
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