Violazione delle norme sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: è l’ipotesi di reato formulata dalla procura di Firenze che sta indagando sulle condizioni in cui versa il carcere di Sollicciano e che, nei giorni scorsi, ha sequestrato – primo caso in Italia – sette sezioni per il loro stato proibitivo, inumano. Duecento i detenuti ‘sfollati’ e sistemati altrove. Per il momento un fascicolo contro ignoti e saranno gli accertamenti in corso a stabilire le responsabilità di lavori non finanziati nonostante le prescrizioni della Asl e dei vigili del fuoco, di interventi mai cominciati, del degrado e dell’incuria arrivati ad un livello evidentemente non più tollerabile. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha presentato ricorso contro il sequestro delle sette sezioni sottolineando il fatto che le celle non sono un luogo di lavoro; il tribunale del Riesame deciderà se recepire la richiesta di riaprire gli spazi o rigettarla dando così ragione alla procura secondo cui le violazioni ricadono anche sui lavoratori, dalla polizia penitenziaria al personale sanitario a quello amministrativo per arrivare ai reclusi che svolgono attività lavorativa.
E’ dura l’ordinanza di sequestro: si parla di ambienti sporchi, degradati, insalubri; si parla di muffe, infiltrazioni d’acqua, infestazioni di animali, resti di incendi, condizioni igieniche non conformi ad un luogo di lavoro quale è il carcere di Sollicciano.
E a conferma di una situazione ormai non più sostenibile e accettabile, ci sono i 450 ricorsi presentati al tribunale di Sorveglianza di Firenze da altrettanti detenuti contro condizioni invivibili, a cui si aggiungono, tra il 2023 e i primi mesi di quest’anno 7 suicidi e 195 tentati suicidi. Numeri altissimi a fronte di 581 reclusi stipati in 360 posti.
FIRENZE - SOLLICCIANO: RICORSO CONTRO SEQUESTRO SEZIONI
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