Toscana - Sciopero dell’industria toscana, 5mila in corteo per chiedere politiche concrete

Redazione
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La sirena del cambio turno in fabbrica è un suono a cui non siamo quasi più abituati in una Toscana sempre più vocata al turismo e alla rendita. Un suono che riecheggia e accompagna il corteo dei lavoratori dell’industria toscana che oggi hanno scioperato e manifestato per chiedere che quel suono torni a diventare familiare. E dunque che governo, regione e associazioni datoriali tornino a fare politiche industriali. Sul territorio si segnala una buona adesione allo sciopero, con la Sammontana di Empoli (Firenze) chiusa e punte pari o sopra il 90% in aziende come Dumarey, Magna, Pierburg, Trigano, Menci. I numeri certificano una perdita di terreno rispetto al terziario che è sul primo gradino del podio dell’economia toscana, e rispetto alle regioni del nord. “Siamo di fronte a una settantina di tavoli aperti per le vertenze nuove, oltre a una ventina di vertenze storiche, dalle acciaierie di Piombino alla Sanac”, ha detto Rossano Rossi, segretario regionale della Cgil, sottolineando che ci sono “oltre 15.000 lavoratori in cassa integrazione, che sta prendendo più sempre più la dimensione di Cig straordinaria che è l’anticamera dell’inferno perché poi si chiude. I licenziamenti per motivi economici negli ultimi 5 anni sono stati oltre 20.000, si sta parlando di una regione che sta scivolando verso il basso”.
I lavoratori dell’industria toscana sono circa 300mila, 5mila quelli che hanno partecipato alla manifestazione di stamani, partita dalla Fortezza da Basso e arrivata in via Cavour sotto le finestre della Regione e della Prefettura che insieme a Confindustria Toscana, hanno ricevuto una delegazione di sindacalisti. “A Governo e Regione chiederemo di fare intanto degli investimenti pubblici – ha affermato Paolo Fantappiè, segretario della Uil Toscana -, ma chiederemo anche ai privati di fare la loro parte, perché molte aziende, specialmente quelle del settore moda, hanno fatto dei grandi utili ma non li hanno reinvestiti sul lavoro, si sono dileguate. Chiediamo che ci siano investimenti privati e pubblici per rilanciare: bisogna darci una svegliata perché perdere l’industria vuol dire impoverire fortemente la Toscana. Non possiamo pensare di vivere solo di turismo, di servizi, di terziario
Il presidente della regione Eugenio Giani risponde positivamente concordando un incontro da tenersi in Regione entro 10 giorni per costruire insieme un’agenda di iniziative concrete. Il presidente di Confindustria Toscana, Fabrizio Bernini, che ha ricevuto in persona la delegazione, dichiara unità di intenti: “Condividiamo le stesse preoccupazioni sulla deindustrializzazione della nostra regione espresse dalle organizzazioni sindacali” ha spiegato Bernini. “Le incertezze economiche globali e le difficoltà che colpiscono settori chiave della nostra manifattura richiedono una risposta coesa e immediata – ha detto Bernini -. Come ho ribadito fin dall’inizio del mio mandato, le difficoltà economiche di imprese e famiglie devono stare saldamente in testa a tutte le agende politiche”.

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