Se ne sono andati così come sono arrivati, cioè a mani vuote, i 14 pronto moda a cui il giudice del lavoro del tribunale di Pisa, giudicando “illegittimo” il picchetto di Sudd Cobas davanti all’azienda di logistica Acca, ha di fatto ordinato la restituzione della merce. Nessuna scatola è uscita dal magazzino di via Copernico, zona produttiva di Seano, davanti al quale, da ormai un mese, è in corso un presidio permanente contro i 95 licenziamenti annunciati. Da una parte la fila di furgoni dei pronto moda capeggiati dall’avvocato Tiziano Veltri, dall’altra sindacalisti e attivisti che non hanno smesso mai di urlare le parole “vergogna” e “basta caporali” all’indirizzo degli imprenditori. Presente anche la polizia del cui intervento non c’è stato però bisogno.
L’avvocato si è avvicinato al picchetto, ha mostrato il decreto del giudice, ha chiesto di entrare nel magazzino e poi, di fronte ai cartelli, alle bandiere e agli slogan urlati nel megafono, ha alzato le braccia: “Non mi resta altro che far intervenire la forza pubblica – ha detto – affinché venga data esecuzione alla decisione del tribunale di Pisa. Siamo di fronte ad un sindacato fuori controllo, che non ha nessun rispetto dello Stato di diritto. Un sindacato anarchico che non si attiene al provvedimento dell’autorità giudiziaria”. Un nulla di fatto che si è tradotto in una serie di denunce: “Ho già depositato gli atti – spiega Veltri – per mancata esecuzione dolosa del provvedimento del giudice, per violenza privata e per danneggiamento delle merci dal momento che in quelle scatole ci sono capi di abbigliamento della collezione estiva 2026 che a giorni non avranno più alcun valore”. Non solo: “Oggi qui non è possibile dar corso alla decisione del giudice e perciò è evidente che l’esecuzione dovrà essere fatta con la forza pubblica. Sudd Cobas non ha argomenti, confonde il caporalato di Acca con le merci di soggetti terzi, confonde l’evasione di Acca con imprese a cui nulla è contestato a riguardo. Ciò che succede qui non ha niente a che fare con il diritto di sciopero”.
Dunque, per ora è tutto è fermo al 18 giugno quando Sudd Cobas ha cominciato la dura vertenza contro Acca. La merce, chiusa in centinaia di scatole di proprietà di una settantina di pronto moda del distretto, è ancora stoccata nel capannone dopo che lo sciopero ha fatto saltare le spedizioni ai clienti finali.
“I pronto moda vogliono la merce? la riprenderanno quando finirà il picchetto e cioè quando i lavoratori saranno reintegrati – la replica di Sarah Caudiero – ora i titolari dei pronto moda vengono a piangere miseria e intanto per venti anni hanno mangiato sulle spalle degli operai a nero e pagati una miseria. Da quando è cominciata la vertenza, non abbiamo sentito una parola contro Acca, non hanno chiesto all’azienda di risolvere quanto prima la situazione per consentire la ripresa del lavoro. Signori, questo è uno sciopero legittimo, quando sarà finito vi riprenderete le scatole. Qui lottiamo per i lavoratori, qui lottiamo contro un chiudi e riapri perché Acca sta riaprendo da un’altra parte, sotto un altro nome, per liberarsi dei lavoratori regolarizzati e per non pagare i debiti con il fisco”. Il presidio non si ferma, il sindacato autonomo continua la sua battaglia per i 95 lavoratori licenziati. “Stiamo qui – dice Sudd Cobas – al fianco degli operai”. (nadia tarantino)
CARMIGNANO (PO) - Vertenza Acca, i pronto moda restano a mani vuote: non eseguita l’ordinanza di restituzione della merce. L’avvocato: “Intervenga la forza pubblica”
Nel pomeriggio gli imprenditori si sono presentati in via Copernico dove hanno trovato ad attenderli i sindacalisti e gli attivisti di Sudd Cobas che dicono: "Gli imprenditori si riprenderanno le scatole quando sarà finito lo sciopero". Il legale: "Già depositate denunce per violenza privata, mancata esecuzione dolosa del provvedimento del giudice e danneggiamento della merce. Questo è un sindacato è fuori controllo"
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