È morto a 73 anni David Riondino, artista poliedrico e irregolare della scena culturale italiana, profondamente legato alla Toscana e in particolare a Firenze, città in cui era nato nel 1952 e dove aveva mosso i primi passi della sua formazione artistica e civile.
Proprio a Firenze Riondino aveva lavorato per anni alla Biblioteca Nazionale, frequentando un ambiente intellettuale vivace e sperimentale che contribuì a definire il suo stile originale, sospeso tra teatro, musica, poesia e satira. Negli anni Settanta fu tra i fondatori del Collettivo Victor Jara, una delle esperienze più significative della controcultura teatrale e musicale cittadina.
Cantante, scrittore, drammaturgo, attore, regista, negli anni ’80 Riondino collaborò come verseggiatore con varie riviste storiche di satira. Tra i suoi compagni di viaggio, una moltitudine di volti noti, da Paolo Rossi a Sabina Guzzanti, dalla Pfm a De Andrè, da Vauro a Vergassola. Nel cinema si cimentò come attore con Salvatores, i fratelli Taviani, Staino. Nel 1995 condusse con Daria Bignardi il programma sulla lettura “A tutto volume”, e numerose furono le sue partecipazioni a Quelli che il calcio. Infine, da scrittore pubblicò con Feltrinelli e Salani, saggistica e poesia, e ovviamente, la satira, sua grande compagna di viaggio.
L’altra fu la Toscana, con cui Riondino aveva un legame non soltanto biografico, ma anche linguistico e culturale: la sua cifra espressiva, ironica e colta, incarnava la tradizione giullaresca e scanzonata, mescolando improvvisazione, racconto popolare e letteratura alta. Firenze restò per tutta la sua carriera un riferimento identitario, oltre che un laboratorio creativo, anche quando la notorietà nazionale lo portò stabilmente sui palcoscenici teatrali, televisivi e musicali italiani.
“Un visionario – l’ha definito oggi l’Assessora alla Cultura della Toscana Cristina Manetti, “La sua voce, la sua energia e la sua fantasia rimarranno con noi” ha detto.
Tuttavia forse, la più grande capacità di Riondino, nel conformismo e il politically correct che negli anni si sono imposti sull’arte e la cultura italiana, fu quella di non tradire mai la sua vena polemica, sarcastica, eclettica. In quarant’anni di spettacolo, egli riuscì a mantenere sempre uno sguardo indipendente e laterale, pur approfondendo, e trasferendo in arte, la sua lettura del mondo e delle fratture della società. Quando la libertà è prima di tutto interiore e intellettuale, Riondino stava lì, con la sua ironia e il suo sorriso, in attesa che si chiudesse il sipario.
ROMA - ADDIO ALL’ATTORE DAVID RIONDINO: AVEVA 73 ANNI
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