PRATO - Anni di abusi sulla figlia minorenne che tentò anche il suicidio: sconto di pena per le condizioni “degradanti” del carcere

Un pachistano condannato a 12 anni per violenza sessuale sulla figlia minorenne ha ottenuto uno sconto di sei mesi e mezzo e un risarcimento di 288 euro a causa dello stato di sovraffollamento della Dogaia. L'associazione 'La caramella buona': "Ingiusto che le carenze strutturali del sistema penitenziario ricadano sulle vittime"
Nadia Tarantino
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Centonovantanove giorni di carcere in meno rispetto alla condanna definitiva a 12 anni per violenza sessuale sulla figlia minore e 288 euro a titolo di risarcimento per altri 16 giorni di detenzione “degradante”. Uno sconto di sei mesi e mezzo deciso dal tribunale di Sorveglianza di Firenze sulla base delle condizioni “degradanti” e “disumane” nelle quali l’uomo, un pakistano di 61 anni, è costretto a causa dello stato in cui versa il carcere della Dogaia di Prato, dove si trova da nove anni e nel quale per 2.026 giorni ha diviso la cella con altri due detenuti a fronte di uno spazio ristretto.
Il sessantunenne, che dunque lascerà il carcere prima del tempo, fu arrestato e condannato per i sette anni di abusi sessuali inflitti alla figlia che nel 2017, ad appena 14 anni, pur di sfuggire a quell’inferno non esitò a lanciarsi dalla finestra. Raccapricciante la storia che emerse: non solo le violenze non finirono ma quando la ragazzina, superato il coma e rientrata a casa ma immobilizzata nel letto a causa delle lesioni, addirittura continuarono. Alla condanna a carico del padre si aggiunse quella a sette anni alla madre, accusata di non aver impedito gli abusi e, come il marito, con la potestà genitoriale revocata.
La scarcerazione anticipata (riportata da l’edizione pratese de La Nazione)  ha suscitato polemiche e aperto un tema: “Il sovraffollamento carcerario non può diventare l’alibi dietro al quale chi ha commesso un reato orribile come la violenza su minore riesce ad accedere a sconti di pena e risarcimenti”. E’ il commento dell’associazione ‘La caramella buona’. “Pur nel rispetto delle sentenza e del principio di legalità che impone l’applicazione delle norme vigenti – spiega il presidente, Roberto Mirabile – riteniamo gravemente ingiusto che le carenze strutturali del sistema penitenziario possano determinare una riduzione della pena per autori di reati sessuali contro i minori. Questo anche tenendo conto di tutte le statistiche che ci dicono come questi crimini abbiano un tasso di recidiva altissimo”.
L’associazione invoca l’intervento del legislatore: “Le inefficienze dello Stato non possono ricadere sulle vittime, comprendiamo che lo Stato abbia il dovere di garantire condizioni detentive conformi ai principi costituzionali e ai diritti umani, più di una volta abbiamo partecipato ad iniziative all’interno degli istituti, ma resta inaccettabile che il prezzo delle inefficienze venga pagato dalle vittime. Sapere che il responsabile della propria sofferenza beneficia di una riduzione, rischia di compromettere ulteriormente il già difficile percorso di elaborazione del trauma, ed è un  pericolosissimo precedente”. (nt)

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