TOSCANA - CONCERIE E DEFORESTAZIONE: MINACCIA EUROPEA

Alessio Poggioni
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Cosa c’entrano settore conciario e deforestazione, e perché il primo potrebbe essere vittima delle nuove norme europea di tutela dei boschi? Il rapporto, non certo lampante, è contenuto nel fatto che per ridurre la deforestazione, nelle prossime settimane la Commissione Europea presenterà un Atto che fisserebbe una serie di vincoli e paletti a quelle attività ritenute impattanti sul patrimonio forestale europeo. Tra questi gli insediamenti agricoli e gli allevamenti ad esempio, ma per estensione anche – e qui sta il nesso – i conciatori. Pelli e cuoio, insomma, potrebbero finire in una sorta di black list dei prodotti che per Bruxelles contribuiscono, appunto, all’arretrare dei boschi. Secondo i proponenti, le concerie influiscono sulla deforestazione in modo indiretto, come parte della filiera della carne bovina. La domanda di cuoio sostiene economicamente l’allevamento intensivo, che necessita di grandi spazi, sottratti agli alberi e le foreste. Tesi rigettata in toto dall’europarlamentare toscano Dario Nardella.
Va detto che la posta in gioco è molto alta. I numeri del settore conciario toscano parlano da soli: si tratta infatti di un’eccellenza manifatturiera che dà lavoro a oltre 10mila persone (su un totale di 18mila in Italia). Veicolo economico per vasti territori della toscana, da Santa croce sull’Arno, a Pescia, al Valdarno, l’export del settore della pelle (concia+pelletteria+calzature) vale qualcosa come 7,6 miliardi di euro annui, con l’80% della pelle conciata destinata all’estero. Una partita dunque cruciale, su cui la Toscana si gioca in Europa un vero e proprio pezzo del proprio Pil.

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