FIRENZE - CORRUZIONE MATTEINI BRESCI SALTATO IL PATTEGGIAMENTO

Nadia Tarantino
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I destini giudiziari di Ilaria Bugetti, ex sindaca dimissionaria di Prato, e di Riccardo Matteini Bresci, imprenditore tessile tra i più quotati del distretto, si riuniscono. Oggi, martedì 10 febbraio, il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Firenze, Fabio Gugliotta, ha infatti respinto la richiesta di patteggiamento avanzata da Matteini Bresci e così facendo ha nuovamente accorpato le due posizioni al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che ipotizza un sistema di corruzione con scambio vicendevole di favori.
I pubblici ministeri Lorenzo Gestri, Lorenzo Boscagli e Antonino Nastasi, che avevano espresso parere favorevole al patteggiamento a cinque mesi di reclusione, si preparano ora a chiudere l’indagine e, superati i termini tecnici, a chiedere il rinvio a giudizio sia per Matteini Bresci che per Bugetti per i quali era sta chiesta anche la custodia cautelare, rispettivamente il carcere e i domiciliari (il giudice delle indagini preliminari aveva poi deciso per i domiciliari all’imprenditore e nessuna misura per l’ex sindaca in virtù delle dimissioni).
Riccardo Matteini Bresci, arrivato al Palazzo di giustizia assieme al suo avvocato, Pier Matteo Lucibello, non ha preso bene la decisione del giudice e al termine dell’udienza, durata pochi minuti, si è diretto immediatamente verso l’uscita. Nessuna dichiarazione.
La richiesta era quella di un patteggiamento in continuazione con la condanna a 2 anni e 2 mesi – anche quella per corruzione e anche quella patteggiata – inflitta un anno fa nell’ambito di un’altra inchiesta della Dda di Firenze che coinvolse l’ex comandante della Compagnia dei carabinieri di Prato. Se il patteggiamento fosse stato accettato, Matteini Bresci sarebbe uscito dal tribunale con la certezza di un cumulo di pena inferiore a tre anni e, in questo modo, con la certezza di buttarsi definitivamente alle spalle la spinosa vicenda allungando soltanto il programma di lavori di pubblica utilità che sta già scontando. Si trattava, in buona sostanza, di riconoscere la continuazione tra le due inchieste riconducendole ad un medesimo disegno criminoso e cioè, nell’ottica dell’accusa, l’interesse personale che l’imprenditore avrebbe perseguito corrompendo due pubblici ufficiali. Il diniego di oggi non toglie comunque la possibilità di presentare la stessa richiesta in sede di udienza preliminare.
Sul fronte delle accuse mosse dalla procura antimafia, il quadro resta invariato.
Per gli investigatori, Bugetti e Matteini Bresci sarebbero stati legati da un rapporto di reciproca convenienza: la prima facendo leva sul suo ruolo di consigliera regionale prima e di sindaca poi, il secondo puntando sulla sua influenza e sui suoi legami dentro e fuori la sfera imprenditoriale per procacciare voti e finanziamenti per la campagna elettorale.

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