Ha aperto e chiuso ditte intestate a prestanomi, ha evaso il fisco, ha usato società fittizie per fare investimenti e, così facendo e grazie alla “collaborazione costante, qualificata e strategica di consulenti compiacenti”, ha accumulato ricchezza. Secondo l’inchiesta della procura di Prato, un patrimonio milionario costruito su un sistema fraudolento andato avanti per quasi trent’anni, a partire dal 1999. All’imprenditore, un cinese di 49 anni originario dello Zhejiang, riconosciuto “evasore fiscale seriale socialmente pericoloso” oltre che gestore di fatto di una filiera di imprese ‘apri e chiudi’, sono stati confiscati un capannone del valore di oltre un milione di euro, un’altra unità immobiliare e una società. La confisca, che si aggiunge alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo della dimora a Prato per tre anni, è stata chiesta dalla procura, applicata dal tribunale Misure di prevenzione di Firenze ed eseguita in queste ore dalla guardia di finanza. Si tratta del primo caso a Prato e in Toscana.
L’ordinanza arriva al termine di un procedimento, quello di prevenzione appunto, che consente la definizione in tempi rapidi e che, avverte il procuratore Luca Tescaroli, “rappresenta un precedente significativo e un messaggio chiaro a tutela dell’economia sana, delle imprese oneste e della credibilità dell’azione pubblica di contrasto alle forme più pericolose di illegalità economica”. Dall’inizio del procedimento – 18 ottobre 2024 – alla confisca dei beni – 9 marzo 2026 – sono passati sedici mesi: un tempo breve rispetto alla durata del processo penale che, ad oggi, è ancora in fase di udienza preliminare seppure avviato assai prima di quello di prevenzione.
Le indagini hanno consentito di ricostruire il sistema messo in piedi dall’imprenditore cinese che nel corso degli anni ha aperto e chiuso almeno otto aziende intestate a connazionali; aziende tenute in vita fino all’arrivo dei primi problemi con l’erario per evitare accertamenti e azioni di recupero. I calcoli parlano di 4 milioni di tasse evase e dichiarazioni fiscali omesse per svariati milioni di euro.
La procura spiega che “nonostante fosse già destinatario di una misura cautelare nel processo penale a suo carico, il cinese ha proseguito con modalità identiche il disegno delinquenziale di occultamento patrimoniale, aggirando le norme che impediscono di prendere in locazione o acquistare beni sottoposti a sequestro, attraverso l’attribuzione fittizia ad altri della titolarità o disponibilità di soldi e beni, metodo che ha fotografato la sua pericolosità sociale”. Un sistema articolato reso possibile da professionisti italiani: “I consulenti coinvolti – ancora la procura – sfruttando le proprie competenze in ambito fiscale, contabile e amministrativo, hanno fornito un contributo decisivo nella costituzione, gestione e chiusura pilotata delle imprese, garantendo la continuità del disegno fraudolento attraverso la redazione di atti, bilanci e dichiarazioni finalizzati a eludere i controlli e a schermare i movimenti economici reali”.
Enorme importanza va data al provvedimento che “rappresenta una risposta concreta e innovativa da parte dell’autorità giudiziaria e della polizia economico-finanziaria che riconoscono nell’evasore fiscale professionale non solo un soggetto che si sottrae agli obblighi tributari ma un vero e proprio attore di un disegno criminoso capace di compromettere l’equilibrio del mercato, inquinare la concorrenza, sottrarre risorse pubbliche essenziali e favorire il radicamento di economie parallele”. (nadia tarantino)