TOSCANA - NEET, IN 10 ANNI NUMERO QUASI DIMEZZATO

Redazione
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La buona notizia. In 10 anni in Toscana è quasi dimezzato il numero di neet, ossia giovani tra i 18 e i 29 anni che non studiano, non si formano e non lavorano: dal 22% del 2015 siamo passati dal 13% del 2025 che è anche al di sotto del 18% nazionale. La cattiva notizia. Il 65% di loro è difficilmente avvicinabile. Uno zoccolo duro che preoccupa le istituzioni e che può essere definito uno spreco di capitale umano. Il punto sulle politiche pubbliche per i giovani è stato fatto all’auditorium Sant’Apollonia a Firenze grazie a un convegno organizzato dalla Regione Toscana in collaborazione con Anci Toscana e l’Università di Firenze. Lo studio delle azioni messe e da mettere in campo parte dall’analisi dei dati elaborati da Irpet. Dalla ricerca emerge anche che un ragazzo su due (il 50%) tra coloro che hanno smesso di studiare dopo aver assolto l’obbligo scolastico è diventato un Neet, percentuale ferma al 10% in caso di laureati. Le ragazze sono più dei ragazzi: 17% rispetto al 10%. La Toscana inoltre registra una più spiccata resistenza al ringiovanimento occupazionale: il tasso di sostituzione della forza lavoro esperta (fascia d’età 60-69 anni) con quella giovanile (20-29) si ferma al 68%, ben sotto di 5 punti della media italiana e di 17 punti della media Ue. La ricercatrice dell’Irpet ha evidenziato soprattutto “la questione demografica, cioè i giovani sono pochi, questo è un un tema ormai attualissimo nel dibattito pubblico. Nonostante questo, gli indicatori ci dicono che i giovani in Toscana e in Italia sono ancora sotto sottoutilizzati, c’è uno spreco di capitale umano e di forza lavoro giovanile. I Neet sono ancora al 13%, il 9% dei giovani abbandona gli studi senza un titolo di studio formale e i laureati sono solo il 33% del totale. Consideriamo che nel 2030 dovrebbero essere il 45% secondo l’Unione europea”. Guardando più nel dettaglio il quadro sui Neet, ha aggiunto Duranti, “il fenomeno è molto eterogeneo, c’è chi ha perso il lavoro e lo sta solo ricercando, ma c’è anche chi è inattivo, cioè non lo cerca nemmeno. Ecco, il 65% sono inattivi, sono giovani che sono da riattivare, anche difficilmente intercettabili da un centro per l’impiego o da qualsiasi altro soggetto preposto alle politiche giovanili. Un focus è stato dedicato all’esperienza “Talenti in azione”, realizzata dalla Regione Toscana attraverso il Fondo sociale europeo+ 2021-2027, nell’ambito di Giovanisì. Da una parte giovani senza lavoro, dall’altra il mondo produttivo che cerca ma non trova manodopera specializzata. Un’apparente contraddizione che deve diventare una sfida da vincere per le istituzioni. Il primo ostacolo da superare per far incontrare questi due mondi, è intercettare i ragazzi, anche attraverso nuovi strumenti.

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