Un solo avviso di conclusione delle indagini per l’inchiesta aperta la scorsa estate dalla procura di Prato dopo la pioggia di lettere anonime con foto intime ed esplicite di Tommaso Cocci, avvocato pratese e nome di spicco di Fratelli d’Italia. Nelle ultime ore l’avviso è stato notificato a Andrea Poggianti, avvocato empolese di 36 anni, anche lui volto noto dello stesso partito ma solo fino all’inizio del 2024, indagato per revenge porn, tentata violenza privata e diffamazione, quest’ultima accusa non solo nei confronti di Cocci ma anche dell’allora parlamentare Chiara La Porta. Reati che, precisa la procura in un comunicato stampa diffuso oggi, mercoledì 18 marzo, sarebbero stati compiuti in concorso, dunque con l’aiuto di un’altra persona. Nella stessa inchiesta era stato indagato un altro big, anche lui ora ex, di Fratelli d’Italia: Claudio Belgiorno, campione di preferenze nel 2024 alle elezioni amministrative di Prato. Non è chiaro, perché nel comunicato non viene esplicitato, se la sua posizione sia stata stralciata allo scopo di proseguire le indagini o se invece si profili una richiesta di archiviazione.
Lo scandalo scoppiò a fine estate e costrinse Cocci – da qui la contestazione della tentata violenza privata – ad abbandonare la corsa per un posto nel Consiglio regionale. Nel mirino finirono Poggianti che, secondo gli investigatori, avrebbe agito per risentimenti personali nei confronti di Cocci con cui avrebbe condiviso frequentazioni, e Belgiorno che, invece, sempre stando alla ricostruzione investigativa, sarebbe stato spinto da mire politiche essendo anche lui candidato al Consiglio regionale. Dentro il partito, ad oggi, è rimasto solo Cocci: Poggianti aveva già abbandonato ancor prima di questa vicenda, Belgiorno lo ha fatto subito dopo l’avviso di garanzia denunciando un clima troppo pesante e poco solidale nei suoi confronti da parte dei colleghi.
Già i primi passi dell’inchiesta avevano rivelato la posizione particolarmente delicata di Poggianti nella cui disponibilità sarebbero stati trovati elementi immediatamente riconducibili al fulcro dell’inchiesta: foto intime di Tommaso Cocci, le stesse inviate a destra e a manca e accompagnate da minacce chiarissime che invitavano l’ex collega di partito a ritirarsi dalla corsa elettorale, e un indirizzario e-mail con diversi nomi tra quelli destinatari delle lettere anonime.
Al momento è ancora massimo il riserbo della procura che starebbe proseguendo i suoi accertamenti su altre persone che potrebbero aver avuto un ruolo nella vicenda agevolando la produzione e la distribuzione delle lettere anonime. Evidentemente ci sono ancora in ballo elementi che meritano di essere approfonditi per chiarire in tutto e per tutto come è maturato il revenge porn e perché. A tirare in ballo i due indagati era stato lo stesso Cocci che aveva raccontato sia le sue vicende personali che quelle politiche. E tra le tante anche la guida di una loggia massonica, la stessa di Riccardo Matteini Bresci, l’imprenditore tessile finito nei guai in due diverse inchieste su un sistema corruttivo, l’ultima delle quali ha trascinato via Ilaria Bugetti, sindaca di Prato dimissionaria dopo appena un anno di governo.
PRATO - Ricatto a luci rosse: la procura chiude le indagini sul caso Cocci e accusa di revenge porn il politico empolese Poggianti
Nel comunicato del procuratore Tescaroli non si fa invece nessun riferimento alla posizione di Claudio Belgiorno, anche lui indagato nella stessa inchiesta
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