PRATO - ELEZIONI NEL CAOS, CANDIDATURA? GRAZIE MA NO GRAZIE

Alessio Poggioni
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Bisogna rispolverare Willy Peyote, ma solo per pigrizia nel cercare paragoni più alti, anche se similitudini con quanto sta accadendo a Prato, in termini politici, è difficile trovarne. “Grazie ma no grazie” cantava il cantautore di Torino in una hit sanremese di velata critica all’italietta: quella degli accordicchi, delle poltrone, quella forse della nazionale blasonata ma che esce dal terzo mondiale di fila. Non lo sappiamo. Il ritornello però rimane in testa, e sembra una frase perfetta per tutti quei candidati vagliati dai partiti nella città laniera, seconda per estensione e PIL della Toscana, tra le più grandi del centro italia, eppure destinata a 54 giorni dalle elezioni, ad avere ufficialmente candidati solo Mario Adinolfi (si, proprio quello del Popolo della Famiglia) ed Enrico Zanieri, che ha il merito di aver riunito il pulviscolo dell’estrema sinistra (Rifondazione, Comunisti italiani e Potere al Popolo). In riscaldamento anche Jonathan Targetti, civico (per modo di dire), e pronto a giocarsi nuovamente la partita. “Solo” loro, dicevamo, non certo per discredito, anzi. Perlomeno la faccia ce l’hanno messa. Ma perché non racchiudono le due coalizioni che da sole, generalmente, si spartiscono il 90% dei voti: centrodestra e centrosinistra.

Difficile comprendere come da entrambe le parti si sia arrivati a questo punto, dopo la vittoria di Bugetti (PD) nel ’24, poi l’indagine a suo carico e il commissariamento. Strada spianata per la destra – penserebbe qualcuno – e invece quelli si intrecciano su un affaire politico/amoroso che decapita Fratelli d’Italia in città, e rompono con Claudio Belgiorno che pure qualche preferenza l’aveva. Suicidio. Dunque torna in ballo il PD, che si rigenera senza però proporre niente di nuovo, al punto che richiamano Biffoni, forte di 22mila preferenze alle regionali. Il quale però, anche comprensibilmente, chiede garanzie, di stabilità e di manovra, che però qualcuno non vorrebbe dargli. E forse un passo falso l’ha commesso pure lui, nell’aver mostrato troppo presto che tornare a fare un terzo mandato da sindaco, tutto sommato, gli sarebbe anche “garbato”, per dirla a modo suo. Ma ora, in questo pantano, rischia di essere un grande “grazie ma no grazie”.

Non il primo, però, perché sul tempo l’ha battuto il superPM Antonio Sangermano, cercato da Fratelli d’Italia, ma autore di un netto passo indietro (chi dice stoppato direttamente da Marina Berlusconi per aver indagato a suo tempo sul Cavaliere nel processo Ruby, chi invece lo vorrebbe prossimo a ricoprire la carica di sottosegretario alla giustizia). Fatto sta che “stretta di mano e cortese diniego”. Restano in campo dunque Rita Pieri (forzista con fratture interne agli azzurri) e il leghista Stanasel, che questo giro avrebbe volentieri strappato il ticket per l’eventuale carica di vicesindaco. Ma Fratelli d’Italia non può accettare né l’uno né l’altro, dopo aver già ceduto agli alleati le candidature a Pistoia e Arezzo, gli altri capoluoghi in cui si voterà a maggio.

Va a finire – mormora qualcuno sui giornali – che toccherà richiamare Chiara La Porta. La quale il “grazie ma no eccetera eccetera” l’ha già detto settimane fa, mesi forse, ma che rischia di fare nuovamente “la risorsa” del partito. A completare il tutto, come una garnish a fine torta, la cappa di intreccio malavita-massoneria-politica che la magistratura ha più volte evocato su Prato, e che ha spinto negli ultimi mesi sia la sinistra che la destra a testare magistrati e PM per parare il colpo in anticipo di un eventuale nuovo terremoto politico-giudiziario, e magari un nuovo commissariamento.

Il clima, insomma, è tutt’altro che scanzonato, e davvero Willy Peyote è una colonna sonora sbagliata. Ma per una volta vogliamo seguire i pochi ottimisti ancora superstiti, e lasciare il Requiem ancora dietro un vetro. Da rompere in caso di emergenza.

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