Toscana - Industria Toscana: profitti su ma salari al palo

Redazione
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In 10 anni gli utili delle imprese toscane sono aumentati di quasi il 70%, mentre il salario reale è cresciuto solo dell’1%. Significa che i profitti non si sono tradotti in investimenti produttivi e quindi in buona occupazione. Lo afferma uno studio Ires Toscana commissionato dalla Cgil, presentato stamani in Regione, dal titolo evocativo “Il lavoro tradito”
L’analisi dei dati condotta su volume della produzione, utili netti, marginalità lorda delle aziende manifatturiere toscane tra il 2015 e il 2024, mostra un livello medio-alto di redditività lato capitale. La produzione è cresciuta dell’86,5%, gli utili netti del +70% pari a quasi 28 miliardi di euro, la redditività del capitale in forte aumento (EBITDA +87%), mentre la quota del valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53,0%. Nei dieci anni di riferimento, l’occupazione è in crescita (+14,7%), i salari reali sono stagnanti o in calo in 7 comparti manifatturieri su 13.
In sostanza la ricchezza prodotta è andata sempre più all’impresa, poco al lavoro: “Profitti e salari vanno in direzioni opposte – spiega Maurizio Brotini, presidente di Ires Toscana – mentre crescono i primi, i secondi restano fermi o arretrano. In Toscana questo squilibrio si intreccia con deindustrializzazione e lavori sempre più fragili, che spingono verso il basso i redditi e le prospettive economiche e sociali. Lo studio dimostra che nella manifattura toscana, negli ultimi dieci anni, non si è affatto inceppato il meccanismo di creazione del valore e soprattutto di creazione del profitto. Quello che si è inceppato è l’utilizzo della ricchezza prodotta che è andata sostanzialmente a remunerare il capitale dal punto di vista dei profitti, a detrimento soprattutto dei salari e della quantità di ore lavorate nei settori manifatturieri. Quando parliamo di deindustrializzazione di una regione, parliamo anche di queste traiettorie delle dinamiche produttive e soprattutto industriali. Il senso di questo studio è andare a vedere se è morto o in crisi il meccanismo d’accumulazione, come sostenuto negli ultimi anni da parte del significativo del mondo datoriale e imprenditoriale e da parte anche di una serie di istituti di ricerca. Quel meccanismo non si è affatto inceppato, funziona bene, ma è chiaro che c’è uno scarto inaccettabile fra profitti e remunerazione del capitale e la creazione di buona e utile occupazione. La crisi è del lavoro dipendente, anche in questi settori”. Come correggere il tiro? Secondo La Cgil Toscana usando come leva il sistema degli incentivi. “Questo studio – afferma Rossano Rossi, segretario della Cgil Toscana – dimostra una cosa chiara: siamo probabilmente tutti nello stesso mare, ma non siamo tutti nella stessa barca. La constatazione di quanti profitti siano stati fatti, e di quanto non sia stata al passo la buona occupazione, l’abbiamo sempre avuta a mente. Ma vederla in maniera così brutale, nero su bianco, anche nella nostra regione, chiama tutti a un senso di grande responsabilità. La responsabilità sono che i profitti non devono andare in dividendi, non devono andare in investimenti azionari, devono andare in investimenti produttivi. E gli investimenti produttivi sono quando si producono beni o servizi di utilità sociale, per un miglioramento complessivo di chi lavora, di chi produce, di chi vive nella nostra regione”. Una proposta raccolta dal governatore toscano Eugenio Giani che vede nella crescita dei profitti un dato positivo per l’economia toscana da cui partire

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