“Intesa Sanpaolo intende preservare marchio e sede storica a Rocca Salimbeni di Banca Mps nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto sulla banca senese”. Lancia un messaggio rassicurante a Siena e alla Toscana l’amministratore delegato di Intesa Carlo Messina, forte del via libera con il 97% del capitale presente all’assemblea dei soci di ieri, pari a quasi il 64% del totale, all’aumento di capitale a servizio dell’offerta da oltre 30 miliardi di euro per inglobare la banca più antica del mondo, smembrarla e venderne una parte a Unipol che la destinerà a una fusione con Bper creando così il secondo gruppo bancario italiano per dimensioni. Su questo punto Messina ha assicurato che Siena e la Toscana avranno un ruolo importante nel progetto industriale combinato, mantenendo il marchio Mps e la sede centrale a Rocca Salimbeni, a differenza di quanto annunciato inizialmente, con la cancellazione anche del nome della città toscana dall’insegna del nuovo gruppo. E rivolgendosi direttamente al mondo Mps, il banchiere aggiunge che agli azionisti Mps Intesa offre “l’opportunità di partecipare alla crescita di uno dei principali gruppi bancari europei e alla sua capacità di creare e distribuire valore. Ai clienti Mps mette “a disposizione la tecnologia, i prodotti, le competenze specialistiche e la dimensione internazionale di Intesa Sanpaolo, mantenendo la vicinanza ai territori che caratterizza entrambe le banche”. Un messaggio importante per tranquillizzare le istituzioni locali, sul piede di guerra per preservare il territorio e il nome. Siena però non sta con le mani in mano in attesa degli eventi. Per uscire dalla morsa di Intesa, Mps procede con le sue Ops su Banca Generali e Banco Bpm con l’obiettivo di farle partire entro la prima metà di dicembre per chiuderle entro la prima metà di febbraio. Lo scoglio più duro è ottenere il sostegno dei due terzi dei voti dell’assemblea straordinaria dei soci, fissata per il 29 ottobre, per superare le restrizioni della passivity rule.
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