FIRENZE - 30 ANNI PER L’OMICIDIO DEI SUOCERI: LE MOTIVAZIONI

Nadia Tarantino
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Non agì da sola Elona Kalesha, la donna albanese di 42 anni condannata a 30 anni di reclusione per l’omicidio e la distruzione dei cadaveri dei genitori del suo ex fidanzato, Teuta e Shpetim Pasho. Così scrive la Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza che lo scorso aprile ha reso definitiva la condanna. “E’ evidente – si legge – che l’omicidio, l’attività di depezzamento e il trasporto dei cadaveri siano stati compiuti da almeno due persone, una delle quali era Elona Kalesha. La mancata individuazione dei complici non costituisce – è scritto ancora nelle motivazioni – un vizio della sentenza d’appello né sminuisce la rilevanza indiziaria e probatoria degli elementi raccolti a carico dell’imputata”.
Le vittime, scomparse da Firenze nel novembre del 2015, furono ritrovate cinque anni dopo; i cadaveri, fatti a pezzi e chiusi in quattro valigie abbandonate alla periferia della città, nei pressi del carcere di Sollicciano, non lontano dalla casa in cui all’epoca viveva l’imputata, furono rinvenuti da un agricoltore. All’identificazione si arrivò attraverso un tatuaggio che l’uomo aveva sul braccio e attraverso le analisi genetiche sulla donna. Gli investigatori risalirono a Elona Kalesha come l’ultima persona che aveva visto i coniugi, arrivati a Firenze per incontrare il figlio allora detenuto. Tra i possibili moventi del duplice omicidio quello economico legato a 60mila euro che le vittime custodivano per conto del figlio e che non sono stati mai ritrovati.

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