TOSCANA - HANTAVIRUS: LE MODALITA’ DI TRASMISSIONE

Maria Teresa Rabotti
LIVE

“Per l’Hantavirus Il rischio per la popolazione generale resta basso”.” A dirlo è l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Firenze, intervenendo dopo le recenti notizie relative a casi emersi in Italia, di cui uno riguarda una donna fiorentina.
“È vero che alcuni ceppi europei possono interessare il rene e provocare alterazioni della funzionalità renale, mentre varianti diffuse nelle Americhe possono causare complicanze polmonari più severe. No quindi alle sottovalutazioni ma no anche agli allarmismi. Il primo consiglio da dare ai cittadini – conclude l’Ordine – è rivolgersi al proprio medico soprattutto se compaiono febbre, difficoltà respiratorie, riduzione della diuresi o marcata debolezza”. Anche l’Ars l’Agenzia regionale di sanità Toscana ha fatto il punto sul virus che spaventa il mondo, riportando la memoria alla pandemia da Covid-19 che il pianeta si è faticosamente lasciato recentemente alle spalle.
Come per i Coronavirus, anche gli Hantavirus sono una famiglia. Sono soprattutto i roditori selvatici a far da serbatoi e vettori di trasmissione. L’uomo può infettarsi entrando in contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti anche tramite superfici infette, ma anche per inalazione respirando particelle contaminate disperse nell’aria ad esempio durante la pulizia di ambienti chiusi frequentati dai roditori.
“Secondo l’Istituto superiore di sanità e il Ministero della Salute, gli Hantavirus non si trasmettono normalmente attraverso gli alimenti e, nella maggior parte dei casi europei, il contagio interumano è estremamente raro”, chiarisce Ars.
I sintomi d’esordio dell’infezione sono spesso aspecifici, con febbre, stanchezza, dolori, mal di testa, nausea e disturbi gastrointestinali. Poi però nelle forme più severe iniziano a comparire cali di pressione, alterazioni emorragiche, insufficienza renale o difficoltà respiratoria e polmonite interstiziale.
Dopo il contatto, il periodo di incubazione varia tra una e 6 settimane. La terapia antivirale specifica universalmente approvata non c’è. Il paziente è trattato con cure di supporto, anche intensivo nei casi più gravi quanto a respirazione ed eventuale dialisi per l’insufficienza renale, e diviene determinante la presa in carico ospedaliera precoce. In presenza di un caso sospetto o accertato, la normativa nazionale prevede l’obbligo di segnalazione ai Dipartimenti di prevenzione territorialmente competenti

Articoli correlati

Qualcosa che sia per te.