FIRENZE - MAFIA, PARLA GILETTI: “BAIARDO MI FECE VEDERE FOTO”

Nadia Tarantino
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“Tirò fuori dal taschino della giacca una polaroid scolorita che ritraeva tre persone ad un tavolino di un bar nella piazza del lago d’Orta. Riconobbi Silvio Berlusconi e il generale Francesco Delfino. L’altra persona mi fu indicata in Giuseppe Graviano, boss di Cosa Nostra”. Così Massimo Giletti, chiamato a testimoniare al processo in corso a Firenze contro Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna accusato di favoreggiamento personale con l’aggravante mafiosa nei confronti di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri, ritenuti dalla procura antimafia presunti mandanti esterni delle stragi del ’93. Giletti ha parlato per oltre quattro ore: una deposizione fiume per chiarire i suoi rapporti con il suo ospite in tv Baiardo, già condannato in via definitiva per aver agevolato la latitanza dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, fedelissimi di Totò Riina e Matteo Messina Denaro, e per confermare l’esistenza di quella foto che invece l’imputato smentisce e da qui anche l’accusa di calunnia nei confronti del giornalista. “Mi fece vedere quella foto senza mai darmi la possibilità di averla e di verificarla – ha detto Giletti in aula – voleva solo rendersi credibile in vista di una notizia che mi avrebbe dato da lì a poco, a settembre 2022, quando rivelò che Matteo Messina Denaro sarebbe stato arrestato a metà gennaio del 2023 e che era gravemente malato”. Una informazione, quest’ultima, segretissima. Un veggente Baiardo? Secondo gli investigatori un uomo che era bene informato, che aveva il compito di inviare segnali precisi in un momento storico nel quale erano sul tavolo due questioni care ai mafiosi detenuti e condannati: il carcere duro e l’ergastolo ostativo.
Prima di Giletti a testimoniare è stato Paolo Mondani, firma storica di Report che ancor prima di Giletti aveva incontrato, intervistato e mandato in onda Baiardo. Ai giudici ha detto che l’ex gelataio gli parlò non di una ma di tre foto che lui stesso aveva scattato di nascosto a Berlusconi, Delfino e Graviano e che sperava di non dover mai incorrere nella necessità di renderle pubbliche. I due giornalisti hanno detto di aver capito nettamente che Baiardo parlava per conto di altri. Si tratta di capire se millantava o meno.

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