2026 anno dell’incertezza assoluta e dunque contrassegnato da pochi investimenti e da calo degli ordini e dei fatturati. Non è affatto ottimistico il quadro che emerge da un’indagine di Cna. Pesano le guerre, le tensioni internazionali e commerciali, il costo dell’energia, la mancanza di personale specializzato e la concorrenza sleale. Il 53% del campione fiorentino non riesce a formulare previsioni sull’andamento dell’economia italiana e della propria attività. Il 24% prevede un peggioramento dei risultati aziendali, solo il 17% un miglioramento, il 6% una situazione invariata mentre il 30% si aspetta una contrazione del fatturato soprattutto per le imprese più esposte all’export. Sul fronte investimenti ne prevede una riduzione quasi il 35% contro il 20% di chi è pronto a incrementare e a innovare i beni strumentali.
Le stime sull’occupazione sono le meno pesanti dimostrando senso di responsabilità e un forte legame con il territorio. Il 75% delle imprese prevede organici stabili, il 15% una riduzione e il 10% un aumento. Una sorta di “faro” nella notte che però non cambia le prospettive. A livello regionale il quadro e le percentuali sono molto simili all’esito fiorentino. La Toscana è tra le regioni dove l’incertezza prevale nettamente, avvicinandosi alla media nazionale posizionata al 58,4%. Come dovranno dunque affrontare questi 12 mesi le imprese, soprattutto artigiane? Risponde il direttore generale di Cna Firenze Metropolitana, Lorenzo Cei: “Lavorare sulle filiere produttive per renderle affidabili e stabili. E’ importantissimo individuare bene i fornitori e cercare bene i canali di vendita coerenti con il prodotto e la dimensione dell’azienda. E’ utile anche per mettersi in parte a riparo dai rincari delle materie prime che questa situazione di instabilità crea”.
FIRENZE - PER GLI ARTIGIANI 2026 ANNO DELL’INCERTEZZA
LIVE
3