E’ un Pd con i nervi a fior di pelle quello che si avvicina all’assemblea provinciale di martedì quando dovranno essere ratificate le dimissioni di Marco Biagioni con la contestuale scelta del nuovo segretario, che dovrà guidare il partito alle elezioni comunali della prossima primavera. Il documento politico approvato all’unanimità al termine del percorso Ri Generazione, fortemente voluto dallo stesso Biagioni e sostenuto dal segretario regionale Emiliano Fossi, aveva illuso che fosse tornata l’armonia in seno ai Dem pratesi. Illusione svanita negli ultimi due giorni: prima con il colloquio tra il consigliere regionale Matteo Biffoni e Fossi, voluto per trovare la quadra in vista di martedì e concluso con una fumata nera; poi, in maniera clamorosa, con quanto avvenuto ieri mattina durante la cerimonia del Premio Santo Stefano, con lo stesso Biffoni e il deputato Marco Furfaro, plenipotenziario di Elly Schlein in Toscana, protagonisti di un duro faccia a faccia, avvenuto in pubblico e alla presenza dell’assessora regionale Cristina Manetti. Chi vi ha assistito parla di parole grosse volate tra i due, con l’onorevole che avrebbe ribadito che a comandare sono loro (gli schleiniani) e l’ex sindaco – forte delle 22mila preferenze ottenute alle Regionali – a ribattere che senza i riformisti a Prato il Pd non andrebbe lontano.
In giornata, poi, i pontieri dei due schieramenti hanno gettato acqua sul fuoco della polemica, cercando di accreditare il tutto come un normale confronto. Resta il fatto che il Pd a Prato è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere e, a questo punto, sembra davvero difficile ipotizzare la possibilità di una soluzione unitaria che possa portare martedì all’elezione di un segretario condiviso. In campo, oltre ai furfariani che hanno in Biagioni e nell’ex assessore Diego Blasi i leader pratesi, e ai riformisti che fanno capo a Biffoni, c’è una vasta parte del Pd che, al momento, sta alla finestra. Si tratta di quella componente trasversale che fino all’ultimo ha cercato di far svolgere il congresso anticipato, avendo come riferimento Giosuè Prestanti e Alessandro Michelozzi, e degli ex bugettiani, che invece hanno spinto per non far celebrare il congresso.
Restano meno di 48 ore per trovare un accordo. Altrimenti si andrà alla conta e il rischio di presentarsi alle elezioni con un partito diviso e terremotato dalle polemiche diventerà sicuramente più concreto.
PRATO - PD A NERVI TESI: PAROLE GROSSE TRA BIFFONI E FURFARO
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