Le misure della Regione Toscana per abbattere le liste di attesa in sanità hanno consentito, ha spiegato l’Assessora competente, di recuperare 16.000 interventi chirurgici e 356.000 prestazioni ambulatoriali. Per questo l’investimento viene aumentato (con l’obiettivo di incrementare ulteriormente questi risultati. 32 milioni nel 2026, interamente di risorse regionali: 20 milioni per potenziare l’attività interna (produttività aggiuntiva per i medici) dei presidi sanitari (due in più rispetto allo scorso anno) e 12 milioni di maggiori risorse per il privato accreditato.
Ma sul fronte risparmi la regione punta anche sulla verifica dell’appropriatezza delle prescrizioni che hanno registrato un aumento della domanda, tra il 2019 e il 2024 del 43% tra visite e prestazioni ambulatoriali. Nel 2025 le visite specialistiche prescritte sono state il 41% in più rispetto a cinque anni prima, in epoca pre Covid, e le prestazioni di diagnostica strumentale sono cresciute nello stesso lasso di tempo del 49,8%. Prescrizioni non sempre appropriate o disallineate tra specialisti e medici di famiglia cui si aggiunge la diffusione di pratiche di medicina difensiva. Per questo la Regione ha messo a punto un sistema basato su quesiti diagnostici standardizzati. La sperimentazione condotta su risonanze magnetiche e Tac, è stato spiegato, ha dato buoni frutti e permesso una riduzione dell’11% delle prescrizioni inappropriate e si attendono risultati analoghi per le visite specialistiche.
In generale con le ultime variazioni il bilancio della sanità è ora in pari. Ma non si profila all’orizzonte una diminuzione di quell’aliquota Irpef aumentata (Giani disse provvisoriamente) per far fronte proprio alle spese sanitarie. E il perchè lo spiega l’Assessora Monni. Quei soldi (praticamente la totalità dell”aumento Irpef) servono alla Regione per pagare prestazioni non riconosciute dal Fondo sanitario nazionale.
TOSCANA - SANITÀ: BILANCIO IN PARI E PIÙ INVESTIMENTO SU LISTE DI ATTESA
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