Le bandiere arancioni che sventolano sotto le insegne cinesi, la voce dei manifestanti che urla allo sciopero, i volti dei lavoratori che non si arrendono. L’ultimo presidio di Sudd Cobas va in scena davanti ai cancelli e dentro Euroingro, il centro distribuzione tra i più grandi d’Europa con cento negozi che vendono di tutto: dall’abbigliamento alla friggitrici ad aria, dalle macchinette contasoldi alle borse da mare, dai ventilatori alla bigiotteria, dai piumoni alle cover per qualsiasi tipo di telefonino compresi quelli fuori commercio. Motivo: il licenziamento di un lavoratore pakistano di un negozio, Accessori Moda. “Un lavoratore licenziato – spiega Arturo Gambassi di Sudd Cobas – dopo l’iscrizione al sindacato e la conseguente regolarizzazione avvenuta a novembre scorso dopo la dura vertenza sindacale diventata famosa per la carica al nostro picchetto, carica che abbiamo subito proprio qui dove oggi torniamo a manifestare. Parliamo di un operaio che è stato in quel negozio per tre anni con un contratto part-time a fronte di turni lunghissimi, che a novembre scorso è stato assunto e inquadrato e che, da quel momento, è stato oggetto di situazioni che, a febbraio, sono culminate nel licenziamento. All’operaio, come agli altri sette sindacalizzati che sono dipendenti qui dentro e che oggi scioperano per solidarietà – aggiunge il sindacalista – è stato reso invivibile il posto di lavoro, è stato imposto di trascorrere la pausa pranzo all’aperto anche nei giorni di pioggia, è stato organizzato un controllo continuo da remoto tramite telecamere senza che però, a quanto risulta, sia mai stata chiesta e concessa l’autorizzazione e per questo abbiamo fatto denuncia all’Ispettorato del lavoro”. Una denuncia circostanziata che Sudd Cobas ha inoltrato nei giorni scorsi insieme all’azione legale che contesta il licenziamento: “Al lavoratore è stato notificato un provvedimento disciplinare con contestazioni che non sono provate – spiega Gambassi – si parla di comportamenti che sarebbero stati ripresi dalle telecamere ma alla nostra richiesta di visionare i filmati non sono arrivate risposte. Riteniamo che la procedura disciplinare non risponda alla norma: non si possono muovere a febbraio richiami per presunti fatti di tre mesi prima che comunque vanno provati”.
Il timore di Sudd Cobas è che questo sia solo il primo licenziamento degli otto dipendenti sindacalizzati. “Riteniamo che Euroingro abbia potere e capacità di intervenire su questi fatti per ristabilire il rispetto delle regole. Quello che è certo è che non faremo passi indietro, i diritti non arretrano e non lasceremo che questi posti di lavoro vengano liberati espellendo il sindacato e che tornino ad essere occupati alle vecchie condizioni da altri operai. I lavoratori non sono arance da spremere e da buttare. Euroingro deve accettare che anche dentro i suoi negozi il lavoro dodici ore al giorno non è più normale e che ai diritti ottenuti non si rinuncerà. La mobilitazione andrà avanti fino a che anche dentro Euroingro non si lavorerà con dignità”.
Sudd Cobas è impegnata su più fronti: “Contro i licenziamenti continua il presidio davanti al pronto moda Lara che per sbarazzarsi del sindacato lo scorso gennaio ha chiuso il suo negozio all’interno di Euroingro – spiega Arturo Gambassi – siamo al diciassettesimo giorno di picchetto e andiamo avanti”.
Slogan urlati a squarciagola dentro Euroingro, tra clienti (moltissimi italiani) che si fermano a osservare e imprenditori cinesi che filmano tutto con il telefonino. Slogan e bandiere anche fuori dai cancelli, a pochi passi dai pentoloni di riso e ravioli delle tavole calde improvvisate lungo i marciapiedi per i cinesi che non possono permettersi il ristorante.
PRATO - Sudd Cobas torna a Euroingro, picchetto contro il licenziamento di un lavoratore: “I diritti non arretrano”
A pochi mesi dalla regolarizzazione di otto operai iscritti al sindacato arriva una nuova vertenza: "Posto di lavoro reso invivibile per sbarazzarsi di noi ma non ci fermiamo fino a quando non ci sarà il reintegro". Denuncia all'Ispettorato del lavoro: "Operai controllati con le telecamere senza nessuna autorizzazione"
LIVE
3