PRATO - Il Pd prova a ripartire ma la base non fa sconti né ai vertici né alla ex sindaca. In 300 all’assemblea di Galciana

Samuela Pagliara
LIVE

Disorientati, confusi e sicuramente frammentati. Con un ritardo di mezz’ora sul programma, a causa di un cambio location e di una lezione di zumba già fissata e irrimandabile, il circolo Innocenti di Galciana ha incorniciato una serata storica: la prima riunione del partito democratico dopo le dimissioni anticipate della sua sindaca, Ilaria Bugetti. Tra la folla, circa 300 persone, alcuni tra gli assessori uscenti e amministratori di tutte le ultime giunte, l’ex sindaco Biffoni, la capo di gabinetto della Regione Cristina Manetti e l’assessore regionale Ciuoffo. Quattro minuti a testa per parlare in una scaletta che, almeno sulla carta, era ben organizzata. A rompere il ghiaccio è stato il segretario del Pd Marco Biagioni che dal palco ha ascoltato tutti, critiche annesse, senza scomporsi: “Il progetto politico non è caduto, ma va rinnovato. La situazione è grave – ha ripetuto- ci assumiamo la responsabilità, ora avanti insieme”. Il tentativo di ripartire dai temi e dai programmi con sindacati e associazioni, fallito in pochi minuti. A riportare la palla al centro, ovvero il partito al motivo per il quale tutti erano lì in quella stanza, ci ha pensato la gente. “Vogliamo sapere cosa vi siete detti a porte chiuse, non fate tutto a Roma”, “Il segretario deve dimettersi”, “No al taglio di tutte le teste, largo ai ragazzi” e poi riferimenti alla spinosa questione giudiziaria “Bugetti era l’unica a sapere da chi era stipendiata? Possibile che nessuno lo sapesse nel partito?”. In tutta la serata il nome e cognome dell’ex sindaca pronunciato solo due volte e mai dalle cariche di partito. Ad alcuni, la scelta di iniziare parlando dei temi generali davvero non è andata giù. Disponibili a dialogare, sì, partendo però da quello che è accaduto senza nascondere la polvere sotto al tappeto. Per alcuni il “silenzio assordante” dopo le dimissioni di Bugetti è stato inaccettabile, così come la sua assenza ieri sera al primo incontro pubblico con “la sua Prato”: “La diretta interessata non ha mai detto una parola per il partito”. “Non abbiamo mai sentito la parola scusa, parla ai giornali ma non con chi l’ha votata”, commentano tra le file. Ad alternarsi, fino a mezzanotte, sono stati iscritti di lungo corso e non, membri della direzione provinciale e anche gli alleati politici del campo largo delusi dai pochi frutti del compromesso.  Venendo al segretario, il pubblico è diviso. Bene la presa di coscienza e l’ammissione dell’errore, ma forse non basta a convincere tutti: “Chi l’ha candidata?”, chiedono. In molti spingono per congresso provinciale, , le primarie, ma soprattutto per recuperare il rapporto con i cittadini stanchi dei “giochi di poltrone”.  A difendere il suo operato ci pensa Cristina Manetti, capo di gabinetto della Regione Toscana che rassicura: “Giani c’è, incontrerà il commissario, la Regione può avere un ruolo importante in questa fase”. Insomma, la ferita ci metterà tempo a guarire, intanto però inizia a cicatrizzare. La partecipazione, numerosa e sentita, è già in qualche modo un buon punto di partenza per ricostruire sulle macerie. Non tutto, per chi c’era, è da buttare ma senza un ascolto ed un dialogo netto e sincero tra le stanze di partito e le piazze, non si può andare avanti. L’appello all’unità e ad andare avanti, per il bene e l’interesse di tutti, arriva da più parti. Per alcuni il partito, prima del caso Bugetti, stava vivendo una fase di crescita importante coinvolgendo molti giovani e cambiando prospettive. Un vento nuovo, nel quale riporre fiducia nel futuro e nuovi obiettivi. Per i riformisti, la nuova ondata mina le basi, solide e radicate, nonostante le intemperie e rischia di non essere all’altezza del ruolo. “Non ci dormo la notte, è crollato tutto. Non era giusto quando è arrivato l’avviso di garanzia fare una discussione pubblica sulle scelte di Ilaria Bugetti- conclude Biagioni- abbiamo prima tutelato la persona e poi la città. La fase è delicata, serve l’impegno di tutti. La politica continua ad esserci anche se va organizzata meglio, questa sera lo avete dimostrato. Ho messo sul piatto alla direzione anche le mie dimissioni ma mi è stato detto di no. I destini personali vengono dopo la comunità”.

La questione delle dimissioni, va detto, era collegata all’approvazione, o meno, del documento che la direzione avrebbe dovuto votare nell’ ultima assemblea ma che non è stato messo al voto per decisione dello stesso segretario Biagioni. A conferma di ciò la componente riformista del Pd ha voluto precisare: “Rispetto a quanto affermato dal Segretario del Pd Biagioni nelle sue conclusioni durante l’assemblea pubblica che si è tenuta a Galciana, da parte riformista si fa notare che durante le tre Direzioni provinciali organizzate dal Partito il Segretario non ha mai presentato le proprie dimissioni, che quindi non sono mai state respinte né, del resto, richieste da alcuno- si legge in una nota- Nell’ultima Direzione provinciale, piuttosto, Biagioni aveva proposto un documento al voto, legando alla sua approvazione la propria permanenza o meno nel ruolo di Segretario. Ma il documento non è stato nemmeno votato, come chiesto da numerosi componenti, che non hanno ritenuto opportuno legare l’approvazione del documento alla sua permanenza in carica, trattandosi di due questioni distinte. Non si è quindi mai verificato un momento in cui il Segretario provinciale abbia proposto le proprie dimissioni per poi vedersele respingere”.

“Il congresso si farà, lo annuncio, immediatamente dopo le regionali- conclude Biagioni- Oggi finalmente c’è stata un’assemblea vera che ci ha fatto capire il metodo da seguire. Meno stanze di palazzo, più confronto. Questa cosa ci serva da lezione. È la prima volta nella storia che non siamo nelle istituzioni, mi cospargo di cenere il capo e però andiamo avanti”.

Articoli correlati

Qualcosa che sia per te.