PRATO - 23 ANNI FA MORIVA EMANUELE PETRI, VITTIMA DEL TERRORISMO

Nadia Tarantino
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Domenica 2 marzo 2003: ventitré anni dall’ultima pagina di cronaca scritta in Toscana dalle Brigate rosse. In un conflitto a fuoco sul treno Roma-Firenze, muore il sovrintendente della polizia Emanuele Petri, 48 anni, in forza alla polfer di Terontola. A ucciderlo è Mario Galesi, che muore a sua volta sotto i colpi di pistola di un collega di Petri, Bruno Fortunato, che pur gravemente ferito riesce a reagire. Galesi quel giorno viaggia sul treno insieme a Nadia Desdemona Lioce, latitante dal 1995. I due sono a capo delle Nuove brigate rosse e sono accusati di aver partecipato agli omicidi del giurista Massimo D’Antona nel 1999 e dell’economista Marco Biagi nel 2002.
Il conflitto a fuoco scaturisce dal controllo dei documenti dei due passeggeri. Il treno ha appena superato la stazione di Camucia Cortona ed è in arrivo a Castiglion Fiorentino quando succede tutto. Con la cattura di Nadia Desdemona Lioce, oggi all’ergastolo nel carcere di massima sicurezza Le Costarelle a L’Aquila, fu smantellata l’associazione terroristica: tutti gli appartenenti alle Nuove brigate rosse furono arrestati. Le indagini segnarono un nuovo legame tra il terrorismo e la Toscana che storicamente, durante gli anni di piombo, è stata area di supporto logistico e scenario di azioni armate.
A Petri, medaglia d’oro al valor civile, l’omaggio della Polizia di Stato, delle autorità militari e civili che, prima a Camucia e poi a Castiglion Fiorentino, hanno dato il loro abbraccio alla vedova e al figlio Angelo, anche lui poliziotto.
Il ricordo di Petri e quello di Bruno Fortunato che uccise il terrorista Galesi e che fu costretto a lasciare la polizia per le conseguenze del conflitto a fuoco sulla sua salute: nel 2010, a 52 anni, si suicidò.

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