Per conoscere il destino dell’inchiesta per corruzione della procura antimafia di Firenze che a giugno 2025 portò alle dimissioni di Ilaria Bugetti dalla carica di sindaco di Prato dopo appena un anno di legislatura, e agli arresti domiciliari l’imprenditore tessile Riccardo Matteini Bresci dopo pochi mesi da una condanna per lo stesso reato, si dovrà aspettare ottobre. Così ha stabilito oggi, venerdì 2 luglio, il giudice delle udienze preliminari del tribunale fiorentino, Francesca Scarlatti, che, messi insieme tutti i tasselli del procedimento, ha rinviato a dopo l’estate. Questione di mesi, dunque, e si saprà se saranno accolte le richieste di rinvio a giudizio presentate dai pm, Lorenzo Gestri, Lorenzo Boscagli e Antonino Nastasi, e se sarà ammesso come parte civile il Comune di Prato (avvocato Paola Tognini): la giudice si è riservata dopo che le difese hanno eccepito questioni puramente tecniche relative all’iter di costituzione adottato dal commissario Claudio Sammartino. Un appuntamento importante, quello di ottobre, perché sarà allora che la giudice deciderà sul rinvio a giudizio dal momento che gli imputati non chiederanno riti alternativi: non lo farà Ilaria Bugetti (avvocati Nicola Badiani e Salvatore Tesoriero, non lo farà Riccardo Matteini Bresci (avvocato Melissa Stefanacci) a cui qualche mese fa era stato negato il patteggiamento.
La procura antimafia è convinta del rapporto di reciproca convenienza intercorso tra Bugetti, già dai tempi in cui era consigliera regionale del Pd, e l’imprenditore che, intercettato al telefono, si vantava di aver portato soldi alle campagne elettorali e voti reperiti anche in ambienti massonici in cambio dell’interessamento politico utile ai suoi affari.
Gli imputati sono quattro: con i due principali anche Alessio Bitozzi, funzionario del consorzio Progetto Acqua (avvocato Luca Bisori), e Enrico Claudio Cini, amministratore unico della Broker Techno (avvocato Luca Betti), società inserita nella galassia del Gruppo Colle di Matteini Bresci. Anche loro, per i pm, avrebbero avuto un ruolo nel rapporto tra l’ex sindaca e l’imprenditore: Bitozzi avrebbe fatto da ponte tra i due per un’autorizzazione funzionale agli interessi di Matteini Bresci che però non poteva occuparsene in prima persona perché messo ai domiciliari nell’ambito della prima inchiesta per corruzione nella quale finì insieme all’ex comandante dei carabinieri di Prato; Cini, datore di lavoro di Bugetti dal 2016 in seguito ad un’assunzione part time mai però dichiarata e che per la procura era fittizia seppure regolarmente retribuita, è accusato di concorso in frode nei confronti dello Stato per la cassa integrazione di cui usufruì l’ex sindaca nel periodo del Covid.
L’inchiesta provocò uno sconquasso: solo per via delle dimissioni, Bugetti evitò gli arresti domiciliari, e solo grazie alla collaborazione, Matteini Bresci evitò il carcere. Fu un terremoto con il Comune di Prato commissariato per la prima volta nella sua storia.