FIRENZE - FIRENZE CITTà DEL RESTAURO: UN MESTIERE ANCORA VIVO MA DA AIUTARE

Chiara Valentini
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Il restauro, nelle tecniche ma soprattutto nei numeri degli addetti, a Firenze cambia volto con l’alluvione del 1966. Moltissimi sono i giovani che fanno di quell’esperienza nell’emergenza una professione. Lo stesso Opificio delle Pietre dure si allarga per ospitare il gran numero di opere danneggiate e i pazienti spessi di grandi dimensioni come il cristo di Cimabue, con quello che ancora oggi è il suo più grande laboratorio alla Fortezza da Basso.
Negli anni le cose sono cambiate. Come tutti i mestieri artigiani anche quello del restauratore soffre della crisi del ricambio generazionale pur rappresentando circa il 5% del Pil a livello nazionale. Anche per questo è nato il progetto “Firenze città del restauro” in cui categorie economiche e istituzioni si sono messe insieme per sostenere formazione e mercato. In particolare quest’anno “Firenze città del restauro” si svolge in concomitanza con la Mostra Internazionale dell’artigianato nel padiglione Arsenale appositamente allestito dalla Camera di Commercio. Qui sono rappresentate 20 aziende ma sono 200 le imprese di restauro nel fiorentino, 2000 con 4000 addetti se si contano tutte quelle che con il restauro hanno a che fare. E internazionali non sono solo i mercati ma spesso anche i restauratori. Anche se la maggior parte è ancora fiorentina, un saper fare che viene ricercato in tutto il mondo.

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