“Bisogna fare una nuova iniziativa similare” al Pnrr, “dando nuova spinta e nuova fiducia all’Europa che è al di fuori dei conflitti bellici e quindi non solo ha delle prospettive diverse in termini di relazioni internazionali, ma può essere molto più fortemente e ulteriormente attrattiva”. Punta a dare sostegno e rilancio alle imprese e attraverso esse, alle famiglie e alle banche, il piano straordinario europeo di investimenti invocato da Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, ieri sera a Firenze per l’iniziativa ‘Le imprese e il contesto internazionale, la criticità dei mercati e gli scenari futuri’ organizzata da Confindustria Toscana Centro e Costa. I soldi per un nuovo Pnrr ci sono e indica quelli accantonati per il Mes, ritenuto non più necessario. Il numero uno del sistema creditizio italiano non commenta le vicende dei singoli associati, a cominciare da Mps che mercoledì voterà il nuovo cda, mentre condivide la strategia generale della Banca d’Italia e della Bce della stabilizzazione dei tassi attorno al dato del 2% perchè la cosa più importante è evitare che le imprese soffrano. “Andando avanti in modo prolungato, come io temo fortemente, con questi conflitti bellici così devastanti, i rischi crescono per le imprese, crescono per le famiglie e conseguentemente crescono per le banche che sono indissolubilmente legate alla rischiosità”. Per Patuelli, presidente dell’Abi, secondo cui “è vero” che le banche italiane sono solide ma “ci sono dati di eccellenza e c’è anche qualcuno che nell’ultimo anno ha un po’ traballato. I tassi di mercato – ha osservato – cambiano tutti i giorni. Io faccio il confronto fra i tassi del 27 febbraio, giorno antecedente l’inizio della nuova grossa guerra mediorientale, e quelli di un mese e mezzo dopo. Sono germogliati i tassi dei titoli di Stato, sono germogliati i tassi interbancari, quindi il germoglio c’è già stato”. Secondo il presidente di Abi, tuttavia, “è chiaro che è un germoglio che è un andirivieni, perché ci sono dei giorni in cui crescono, dei giorni in cui calano, sulla base delle speranze evolutive. Le banche centrali normalmente seguono e non precedono gli andamenti di mercato, quindi abbiamo interrogativi forti: speriamo che non siano drastici”
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