PRATO - Blitz nella ditta di confezione: la titolare nasconde gli operai a nero sotto i cumuli di tessuto

I carabinieri hanno puntato una telecamera su una finestra e hanno ripreso la scena. La donna è stata arrestata. Condizioni di degrado e di sfruttamento: turni lunghissimi, nessuna tutela e paghe da fame
Nadia Tarantino
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Lavoratori sfruttati, costretti a turni lunghissimi con solo una pausa di mezz’ora per il pranzo e altrettanto per la cena, nessuna tutela, nessun riconoscimento e una paga da fame compresa tra 800 e 900 euro al mese. E’ l’ennesima situazione di sfruttamento scoperta dai carabinieri a Prato. La titolare dell’azienda, ‘Confezione Zhao’, in via Palestro, è stata arrestata. Alle sue dipendenze sono stati trovati dieci operai cinesi, tra i 20 e i 60 anni, tutti sprovvisti del permesso di soggiorno; tra loro anche due dei suoi figli.
L’arresto è scattato in seguito al controllo portato a termine nella serata di mercoledì 22 aprile. I militari del Comando carabinieri per la tutela del lavoro di Roma, insieme ai colleghi del Nucleo operativo Ispettorato del lavoro di Perugia e a quelli del comando provinciale di Prato, sono andati a colpo sicuro. Hanno insistentemente bussato alla porta del capannone da cui provenivano i rumori delle macchine per cucire e hanno dovuto aspettare diversi minuti prima che la titolare aprisse. Minuti durante i quali una telecamera che i carabinieri hanno puntato su una delle finestre del fabbricato ha  ripreso la donna che ordinava agli operai di allontanarsi e nascondersi. Con lei sono rimasti solo tre connazionali: quelli regolarmente assunti. Gli altri sono stati poi scovati nei bagni, nella cucina e alcuni addirittura sotto le montagne di tessuto e sotto i tavoli da lavoro. Alcuni passaporti, sottratti ai lavoratori, sono stati trovati nascosti tra le pezze.
Le indagini hanno permesso di appurare che gli operai venivano tenuti al lavoro dalle 8 alle 22, dal lunedì al sabato, con solo una pausa di trenta minuti per i pasti, in cambio di uno stipendio pagato per metà a nero. Individuato anche un sistema di pagamento a cottimo: 60 centesimi per ogni pezzo cucito e con il conteggio annotato su un quaderno dalla titolare per il saldo in contanti.
I carabinieri hanno anche scoperto i dormitori degli operai: una palazzina di fronte alla confezione e un appartamento in via Becherini. Nella confezione nessun sistema di sicurezza e anzi dispositivi manomessi, e condizioni di assoluto degrado. Inoltre, per gli operai né l’indicazione del medico competente, né la formazione obbligatorio sui rischi da lavoro né la predisposizione di piani di emergenza e antincendio.

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