FIRENZE - ROTHKO A PALAZZO STROZZI: IL COLORE DELL’ESISTENZA

Chiara Valentini
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“Io penso che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima e comporti conseguenze emotive inattese”. Così parlava Mark Rothko uno dei maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto americano, parte del movimento del Colorfield Painting. I rossi profondi, i neri stratificati, i viola e gli aranci incandescenti, i blu e i verdi che si confondono, i dipinti di Rothko sono campi di tensione emotiva. C’è chi ha definito le sue tele capolavori tragici ed esistenziali. “Mio padre desiderava che chi osservava i suoi dipinti provasse la stessa esperienza religiosa che lui aveva provato mentre li realizzava “ spiega Christopher, il figlio di Rothko, che è anche uno dei curatori della mostra a Palazzo Strozzi fino al 23 agosto. La pittura di Rothko si assapora lentamente, si guarda da vicino, quasi ci si entra dentro fino a che la mente non si confonde con il colore. Sono in mostra 70 opere – molte delle quali mai esposte prima in Italia – provenienti dai principali musei del mondo, compresi i primi dipinti ancora figurativi. Ma il percorso racconta anche il rapporto che il pittore aveva con Firenze, coinvolgendo due luoghi a lui cari: il Museo di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana.

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