Venti comuni toscani andranno al voto il 24 e 25 maggio, con eventuale ballottaggio (per i comuni sopra i 15mila abitanti) due settimane dopo, 7-8 giugno. Tra questi anche 3 capoluoghi di provincia: Prato, Pistoia e Arezzo, le sfide principali che animeranno – insieme qualcun’altra – la contesa elettorale tra centrodestra e campo largo.
A tre mesi dal voto, nella città laniera regna ancora il caos, in entrambi gli schieramenti. Reduce dal commissariamento della sindaca PD e dagli scandali in casa Fratelli d’Italia, ma anche del record toscano di preferenze alle regionali dell’ex sindaco Biffoni, tutto sembra ruotare intorno alla figura di quest’ultimo, sulla possibilità che possa o meno candidarsi. Spinto dagli avversari interni (che lo vorrebbero “confinato”, tra virgolette, nella fascia tricolore, così da far scattare al suo posto in consiglio la pupilla Marta Logli), il passaggio risulta complicato da almeno un paio di questioni: il partito da ricostruire, con un nuovo segretario, e il consenso da ritrovare in città. Se Atene piange, però, Sparta non ride: il centrodestra ha perlomeno due candidati per il momento, il leghista Stanasel e la forzista Pieri, ma il pieno dei voti l’aveva fatto Fratelli d’Italia, che ancora deve annunciare le proprie intenzioni.
È chiaro che la partita, per l’alleanza di governo, va letta in una logica regionale, per cui i giochi si faranno anche considerando le altre piazze. Dove – a Pistoia ad esempio – il partito della Meloni ha ceduto la candidatura all’azzurra Anna Maria Celesti, già vicesindaca di Tomasi e oggi reggente. A sfidarla, probabilmente, il civico Giovanni Capecchi, scelta condivisa da una larga coalizione di sinistra, dopo le debacle alle scorse tornate.
Ad Arezzo, invece, il PD punta sull’uomo forte nelle preferenze, il decano Vincenzo Ceccarelli, affiancato oggi però dall’exploit del guru della moda Beppe Angiolini, che ha annunciato di candidarsi come civico. Notizia inaspettata ma che potrebbe piacere al centrodestra, visto il profilo imprenditoriale di altissimo livello e la nomina a suo tempo da parte del sindaco Ghinelli a direttore artistico della città.
Altri grandi comuni al voto sono Viareggio (il ciclone del sindaco uscente Del Ghingaro complica la lettura delle convergenze politiche, visto che – nato nel centrosinistra – è finito per governare oggi con il consenso della Lega), e Sesto Fiorentino, dove i problemi se li sta creando tutti il centrosinistra in casa propria: almeno 3 assessori sognano di sedere sullo scranno più alto, e il PD locale – soprattutto per mano dei vecchi notabili – sembra voler evitare le primarie di coalizione, chieste invece con forza da Ecolò e le altre forze di sinistra. Giovedì in una assemblea piuttosto tesa, la segretaria ha di fatto chiuso alle istanze dell’attuale sindaca facente funzioni Claudia Pecchioli, che pure ha con sé una parte del partito. Per tentare di evitare le primarie, dunque, l’idea è quella di proporre un nome alla coalizione, per poi convergere su Damiano Sforzi, anche lui assessore, della lista civica Per Sesto, da sempre il candidato designato. Ma con l’incognita, come detto, di Ecolò, che vorrebbe far correre Beatrice Corsi. Il tempo, soprattutto in caso di primarie, come ha ricordato l’ex sindaco Falchi, è poco, per cui il dado dovrà esser tratto nei prossimi giorni. A proposito, qui il campo largo, già difficile a sinistra, non si farà: Italia Viva ha già annunciato di stare fuori dal perimetro, in contrasto sulla questione aeroporto.
Infine, citiamo Figline-Incisa, in provincia di Firenze, dove il centrosinistra candiderà nientemeno che l’ex-vicepresidente del CSM (una delle cariche più alte dello stato) David Ermini. Un bel salto, per tornare in politica, in una piazza però non facile, dove il centrosinistra deve archiviare un’esperienza finita malamente anzitempo, e dove i socialisti (componente forte nella scorsa giunta, ma spesso in rotta col PD) criticano Ermini per il presunto riformismo di cui vorrebbe forgiarsi.
TOSCANA - COMUNALI: I REBUS NELLE PRINCIPALI CITTà AL VOTO
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