10 aprile 1991. Sono le 22:45 e 27 secondi quando davanti al mare di Livorno arriva il primo allarme da un traghetto partito per Olbia 20 minuti prima. Mayday Moby Prince siamo in collisione, prendiamo fuoco. Lo scontro avviene con AGIP Abruzzo, che non doveva trovarsi lì; il petrolio che fuoriesce dallo squarcio inonda la MOBY che va in fiamme; muoiono 140 persone nel rogo, 64 membri dell’equipaggio e 76 passeggeri. Un solo sopravvissuto, il mozzo ventitreenne Alessio Bertrand che viene trovato un’ora dopo ancora aggrappato alla ringhiera di poppa. Le inchieste hanno dimostrato che molti avrebbero potuto essere salvati se i soccorsi fossero stati più tempestivi e non si fossero concentrati sulla petroliera.
La prima verità processuale, che imputava gran parte della responsabilità a un errore del comandante, alla nebbia (era una notte serena) è stata ribaltata da una commissione di inchiesta parlamentare a cui ne se dovrebbe aggiungere un’altra a maggio. La verità sulla più grande tragedia della marineria italiana del dopoguerra è ancora avvolta nel mistero.