“A Prato ci sono terre di nessuno nelle quali non si entra. Ci sono capannoni nei quali non si sa bene cosa succede, dove non c’è una parola di italiano. Una situazione da non sottovalutare: occorre recuperare il tempo perso, le amministrazioni locali devono intervenire con forza”. A parlare è Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto. Oggi, martedì 19 maggio, a pochi giorni dalle elezioni amministrative, ha reso noto l’ultimo report sulla criminalità organizzata e sulle mafie nell’area pratese. Un quadro a tinte scure. Anzi, scurissime. “Ho messo insieme tutto quello che è successo negli anni: relazioni, indagini, notizie da fonti aperte, inchieste – spiega Calleri – siamo di fronte ad una situazione da non sottovalutare in un territorio che è teatro della cosiddetta guerra delle grucce, in sostanza una guerra di mafia tra gruppi cinesi contrapposti”. Un report corposo che il presidente della Fondazione Caponnetto mette a disposizione dei candidati sindaco in corsa a Prato. “Ognuno ne faccia ciò che ritiene opportuno – dice – i dati parlano chiaro. Lo sviluppo della criminalità su questo territorio ha responsabilità precise: una responsabilità sociale e una responsabilità politica per non aver trattato il tema che ricorre ormai da quasi trent’anni. Si ha difficoltà a vedere la mafia in quella che si considera un’isola felice ma qui dobbiamo parlare di ex isola felice”.
La scelta di Calleri di non irrompere sulla scena elettorale è chiara, tanto che la stampa è stata convocata a Firenze, nei giardini di Lungarno del Tempio intitolati al padre del pool antimafia di Palermo, Antonino Caponnetto. Tema troppo attuale, troppo importante, troppo incisivo per non presentarsi all’appuntamento. Con i giornalisti si presentano anche i candidati sindaco del centrodestra, Gianluca Banchelli, e della lista civica ‘L’alternativa c’è’, Jonathan Targetti, accompagnato dall’ex assessore alla Sicurezza del Comune di Prato, Aldo Milone.
“La mafia a Prato esiste – sottolinea con forza Calleri – non dimentichiamoci che la macchina piena di tritolo destinata ai Georgofili partì da qui. La mafia cinese esiste come dicono le indagini, le inchieste, gli arresti, le denunce su attentati incendiari, omicidi, tentati omicidi, pestaggi. Ormai è normale parlare di mafia a Prato, ma lo facciamo con un ritardo di decenni: se qualche decennio fa si fosse affrontato e compreso il tema, non saremmo arrivati a questo punto”.
E non è solo un pensiero di Salvatore Calleri. Della stessa idea è Giuseppe Lumia, esponente di spicco del Pd, ex presidente della Commissione antimafia: “Prato è una città bella e laboriosa che non deve cadere nella devastante trappola del negazionismo che fa danni alla legalità e allo sviluppo della città”.
Riciclaggio, contraffazione, smaltimento illecito dei rifiuti, narcotraffico le aree in cui la mafia cinese si muove e che vanno di pari passo con “operazioni immobiliari e commerciali anomale”. In un recente dossier, la Dia ha parlato di “crescente pericolosità della criminalità organizzata cinese con una escalation di violenza tra gruppi in conflitto”. Tanti gli indici di mafiosità che si sono manifestati già dal 2014 e che continuano a manifestarsi: basta seguire, per esempio, la vita (breve) di un’azienda che nasce e muore nel giro di tre anni al massimo, che resuscita sotto mentite spoglie, che di nuovo muore e di nuove rinasce e così via in un un ciclo infinito. Non è un caso che il procuratore, Luca Tescaroli, un passato in Sicilia prima che alla Dda di Firenze, abbia detto, riferendosi alla criminalità cinese: “Sfruttando il lavoro si arricchisce come i corleonesi con la droga”. Ed è lo sfruttamento l’altra piaga strettamente connessa con la criminalità cinese. ‘Padroni’ che respingono con le botte la richiesta di diritti e salari avanzata dai lavoratori. “Questo è un segnale bruttissimo – le parole di Salvatore Calleri – la Fondazione Caponnetto è al fianco dei lavoratori che vengono aggrediti quando rivendicano i loro diritti. Sudd Cobas sta facendo un lavoro eccezionale, un lavoro di sindacato di base a tutela degli operai pachistani sfruttati dagli imprenditori cinesi. Questo sfruttamento così violento si verifica nelle terre di nessuno ed è per questo che dico che le amministrazioni locali devono fare la loro parte”.
Stop alla sottovalutazione del problema da parte di tutti. Di tutti, nessuno escluso. “Ormai è scontato parlare di mafia – conclude Calleri – nessuno può più negare, nessuno può più cadere dalle nuvole”.
Nel 2011 fu Piero Luigi Vigna a descrivere – inascoltato – la trasformazione di Prato, passata dalla produzione alla speculazione con una crisi del tessile diventata pericolosamente sistemica e allargata a tutta l’economia locale. L’alto magistrato, nella sua veste di ex procuratore nazionale antimafia, lanciò l’allarme mafia e lo fece 10 anni esatti dopo la sentenza di Cassazione, passata alla storia, sul riconoscimento della mafia cinese sul territorio”. (nadia tarantino)