“Confermo la mia totale estraneità ai fatti, ribadisco quello che ho sempre detto: non c’entro nulla”. Così, all’uscita dal Palazzo di giustizia di Prato e con la mano alzata in segno di vittoria a favore di fotografo (“Pubblicate questa sul giornale”), Andrea Poggianti, l’avvocato di 36 anni, consigliere comunale a Empoli nella fila del centrodestra, accusato di concorso in revenge porn e in tentata violenza privata nei confronti di Tommaso Cocci, 35 anni, anche lui avvocato, ex capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Prato; accanto a queste due contestazioni, una terza: la diffamazione, sempre in concorso, anche nei confronti dell’ex parlamentare e oggi consigliere regionale di FdI, Chiara La Porta, sul cui conto erano state gettate ombre circa un’azione volta a proteggere il collega di partito.
L’udienza preliminare in programma oggi, lunedì primo giugno, è durata giusto il tempo di chiedere e ottenere dal gup, Iacopo Santinelli, un rinvio a dopo l’estate: “Questo termine non solo è necessario a valutare la definizione di un accordo con le parti civili ma – le parole di Poggianti – potrebbe essere utile a individuare i veri e reali esecutori”. “Veri e reali esecutori” del ricatto a luci rosse che a metà del 2025 ha travolto Tommaso Cocci: trentaquattro lettere anonime diffuse a pioggia a consiglieri comunali, sindaci, parlamentari e giornalisti, con foto osé, rivelazioni sulla vita privata, professionale e sull’adesione alla massoneria e l’invito ad abbandonare la corsa a consigliere regionale. Imponente l’inchiesta del procuratore, Luca Tescaroli, che, insieme a Poggianti, indagò Claudio Belgiorno (il suo nome non è poi comparso nell’avviso di conclusione indagine), anche lui al tempo candidato al Consiglio regionale con FdI, partito che ha lasciato lo scorso anno.
Poggianti, difeso dall’avvocato Antonio D’Orzi, ha già fatto sapere che se un accordo non sarà trovato, la strada è già segnata: discussione della richiesta di rinvio a giudizio e eventuale dibattimento. Gli avvocati Olivia Nati e Francesco Michelotti, che assistono rispettivamente Tommaso Cocci e Chiara La Porta, sono in attesa di conoscere i termini dell’accordo stragiudiziale prospettato dall’imputato per poi decidere il da farsi. Trattandosi di reati perseguibili a querela di parte, il procedimento potrebbe arrivare ai titoli di coda immediatamente. Ma la fine non calerebbe su tutta la vicenda: Poggianti, infatti, è accusato di reati in concorso e la sua posizione è solo stata stralciata dall’inchiesta madre; detto in altre parole, le indagini continuano per arrivare a individuare altri presunti responsabili del ricatto a luci rosse che, secondo la procura, sarebbe stato mosso per due motivi diversi: da una parte – è la tesi degli inquirenti – i risentimenti di Poggianti che con Cocci avrebbe condiviso frequentazioni private, dall’altra – sempre stando alla ricostruzione investigativa – le mire politiche di Belgiorno rispetto ad un ‘concorrente pesante’ nella competizione elettorale. Le ulteriori indagini starebbero puntando su altre persone (al momento nessun nome è trapelato) che potrebbero avere agevolato la produzione e diffusione delle foto e delle lettere anonime. Evidentemente la procura ritiene di avere in mano elementi che vale la pena approfondire per chiarire in tutto e per tutto come è nato il revenge porn, a quale scopo o a quali scopi, per mano di chi.
Era stato lo stesso Cocci a tirare in ballo sia Poggianti che Belgiorno raccontando le sue vicende personali e politiche senza tralasciare nulla e, dunque, parlando anche della loggia massonica guidata per anni, la stessa di Riccardo Matteini Bresci, l’imprenditore tessile al centro di due procedimenti giudiziari per corruzione, l’ultimo dei quali, a giugno 2025, ha portato alle dimissioni della sindaca Bugetti ad appena un anno dalla sua elezione. (nt)