Negli ultimi anni era alla fine di ogni discussione (o quasi) di investimenti e finanziamenti. Ora “i fondi del PNRR” – 200 miliardi circa per l’Italia, la più grande immissione di risorse dai tempi del Piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale – sono arrivati a conclusione. I progetti non sono stati spesi e rendicontati entro il 30 giugno (ma c’è una flessibilità in molti casi almeno fino al 31 agosto) non vedranno mai la luce. In Toscana non sono molti ad essere rimasti al palo. Il 95,5% è già stato avviato anche se solo il 75,9% è stato effettivamente portato già a termine. Tra quelli avviati, inoltre, poco meno dell’80% è in fase conclusiva portando la Toscana ad essere tra le regioni più virtuose d’Italia in tema PNRR. Quanto ad aree geografiche, è stata Firenze ad aver ottenuto la maggior parte dei fondi, il 24,34% seguita da Pisa (14,68%) e Siena (9,18%). Fanalino di coda Massa Carrara con il 3,96% di fondi assegnati. ma per cosa sono stati spesi? Delle sei missioni PNRR, quella dedicata a digitalizzazione, innovazione, cultura e turismo ha raccolto quasi la metà del malloppo. Il 29% è stato utilizzato per la transizione ecologica e il 16,7% è andato a scuola, università e ricerca. Pochi i progetti delle missioni salute inclusione sociale e infrastrutture. La particolarità del PNRR è stato il metodo usato. Da un lato, come detto, i fondi erano legati al raggiungimento dell’obiettivo. Dall’altro Bruxelles ha giocato un ruolo fondamentale nel controllo delle spese non propriamente legate al Piano di Ripresa (a Firenze ricordiamo i 55 milioni per lo Stadio Franchi, “evaporati” dalla porta UE e poi fatti rientrare dalla finestra governativa). Inoltre molti dei fondi sono arrivati direttamente ai comuni e per questo non sorprendono due cose. la prima è che siano soprattutto quelli più piccoli ad aver avuto problemi, primi di una macchina organizzativa all’altezza della gestione di così tante risorse. L’altra è che circa la metà dei progetti siano “piccoli”, non superano i 40mila euro. Se la Toscana ha vinto (sicuramente più vinto che pareggiato) la sfida con il PNRR si apre ora una nuova sfida economica. “La crescita regionale – spiega il direttore dell’Irpet Nicola Sciclone – è stata sostenuta in questi anni quasi interamente dal Piano di Ripresa e Resilienza che ha salvato la Toscana da una possibile recessione”. Il contraccolpo immediato – specifica – è quasi certo. Ma cosa accadrà nel medio e lungo periodo sarà il tema di politici e economisti per i prossimi anni.
TOSCANA - PNRR: COMPLETATO IL 75% DEI PROGETTI, HANNO EVITATO LA RECESSIONE
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