“Rappresento 250 pronto moda che rischiano di fallire se non riusciranno a recuperare la loro merce e ad organizzare la spedizione ai clienti finali che, intanto, hanno già minacciato di annullare gli ordini e di procedere alla richiesta di risarcimento del danno. Sapete che vuol dire 250 imprese che rischiano il fallimento: come minimo, ciascuna ha dieci dipendenti, poi metteteci i titolari stessi, metteteci l’indotto e fatevi due conti”. Così Nunzio Giudice, l’avvocato che ha depositato alla Procura cento denunce in seguito al picchetto di Sudd Cobas che dal 18 giugno blocca l’ingresso al magazzino di Acca, la società di logistica che ha annunciato 95 licenziamenti e contro cui è in corso uno sciopero a oltranza che tiene ferme le merci dei pronto moda. “Noi – ha detto l’avvocato Giudice parlando alla platea degli imprenditori riuniti in assemblea all’Art Hotel Museo – riconosciamo il diritto allo sciopero ma lo sciopero non può essere vincolato a persone che non c’entrano niente con la diatriba sindacale. Per tre volte mi sono presentato ai cancelli di Acca per chiedere di poter ritirare la merce ma mi è stato negato. Ecco che si entra nel penale e il reato è quello di violenza privata. Le cento denunce che ho depositato a nome degli imprenditori sono state integrate e reintegrate, qui si parla di un reato aggravato che, se commesso da più persone come in questo caso, prevede misure immediate”.
L’avvocato si è presentato con tutti i fascicoli delle denunce e con l’elenco dei 250 pronto moda che assiste sul piano penale: “Noi non abbiamo offeso nessuno – ha detto – loro ci hanno offeso chiamandoci ‘mafia cinese’, attribuendoci qualcosa che non rappresentiamo”. Scroscio di applausi dei presenti.
La preoccupazione degli imprenditori è di non riuscire a rispettare i contratti con i clienti che sono in attesa dei capi di abbigliamento. “Parliamo di capi di abbigliamento della collezione estiva 2026, dunque di merce che scade e quindi – spiega Nunzio Giudice – a parte mandare in fumo il suo valore che complessivamente ammonta a due milioni di euro, i pronto moda si troveranno a dover pagare i danni ai clienti e magari anche le spese di smaltimento. Il problema è serio e prendiamo atto dell’assenza delle istituzioni, formalmente invitate a partecipare a questo incontro”.
E’ un fiume in piena l’avvocato: “Io – ha detto puntando il dito contro i titolari dei pronto moda – sono stato il primo a fare transazioni con Sudd Cobas per regolarizzare gli operai pakistani impiegati nelle vostre aziende, sono stato il primo a obbligarvi a rispettare la legge, ma ora vi dico che siamo dalla parte della ragione e non mi fermerò fino a quando non ritirerete la merce”. E la stoccata: “Qualcuno mi ha offeso dicendo che chissà quanti soldi sto facendo con questa storia, ma io lo dico pubblicamente e lo dico davanti a voi imprenditori che siete i miei clienti: non ho chiesto un euro a nessuno e se non è vero smentitemi davanti ai giornalisti”. Altro scroscio di applausi.
Gli imprenditori non contano più i giorni ma le ore: la scadenza della merce si avvicina, l’ondata di richieste di risarcimento danni dai clienti anche. “Tutti sperano – conclude l’avvocato – che possa esserci al più presto un intervento forte e decisivo per risolvere il problema”.
Intanto il picchetto di Sudd Cobas va avanti: il sindacato chiede di riportare al centro il destino dei 95 lavoratori, e insiste sul fatto che “Acca non chiude a causa dello sfratto dal capannone ma chiude per riaprire con un altro nome e liberarsi, in questo modo, dei debiti con il fisco e degli operai contrattualizzati”. “La merce è dentro il magazzino e i pronto moda se la riprenderanno quando finirà lo sciopero, sciopero che smetteremo quando gli operai torneranno al lavoro”: così ieri il sindacato autonomo che ha respinto il tentativo di 14 pronto moda di ritirare la merce in forza di un provvedimento del tribunale di Pisa. (nadia tarantino)
PRATO - Vertenza Acca, la voce di 250 pronto moda contro Sudd Cobas: “Noi non c’entriamo niente, ridateci la nostra merce”
Assemblea convocato dall'avvocato Nunzio Giudice che assiste gli imprenditori sul piano penale. Cento le denunce depositate alla procura. "Qui ci sono aziende che rischiano di fallire oltre che di pagare i danni ai clienti finali che aspettano di ricevere gli ordinativi. Rispettiamo il diritto allo sciopero ma qui si va oltre"
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